Appaltopoli, falsa partenza
Dichiarati incompatibili due giudici su tre: Ghini e Beretti. Il collegio dev’essere ricomposto, udienza lampo e subito rinvio
Reggio Emilia Una falsa partenza. Si è risolto in dieci minuti, per incompatibilità di due giudici su tre, la prima attesa udienza del processo denominato “Appaltopoli”, che ha scosso il municipio – con tanto di perquisizione della Guardia di Finanza – per i presunti bandi di gare pubbliche pilotate e cuciti su misura per far vincere i soliti noti, secondo il quadro accusatorio dei pm Valentina Salvi e Giulia Stignani.
Per la prima attesa udienza in rito ordinario di ieri si sono presentati in tribunale un notevole numero di avvocati difensori, ma nessun indagato. Si è trattato di una seduta lampo interlocutoria: il tempo di verificare la costituzione delle parti e soprattutto di verificare la regolarità della corte, presieduta dal giudice Cristina Beretti a latere Giovanni Ghini e Antonella Bove. Beretti e Ghini sono risultati incompatibili. Su Ghini non sussisteva alcun dubbio: è il giudice che ha firmato il decreto di fine luglio 2016 sulle intercettazioni (quelle di Santo Gnoni, l’ex responsabile dei servizi legali del Comune che è il trait d’union tra questo procedimento e quello che riguarda solo lui, per istigazione alle corruzione, in qualità di membro della commissione tributaria di Parma), secondo la Procura ritenute utilizzabili da quella data in poi. Stesso discorso per Cristina Beretti, che è stata il gip del Riesame per gli stessi imputati e che quindi non può giudicarli nuovamente. Vista la necessità di comporre un altro collegio giudicante si è stabilito il rinvio, fissato per il 21 dicembre. Non si è potuto entrare nel merito: né sulla lunga lista di testimoni (una quarantina le persone citate da accusa e difese, dal sindaco Luca Vecchi al senatore Graziano Delrio, oltre ad amministratori e funzionari di mezzo municipio) né su altre questioni.
«In realtà la dottoressa Beretti sarebbe stata compatibile in base a un pronunciamento della Corte Costituzionale, ma apprezziamo la decisione di opportunità», ha commentato l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Santo Gnoni.
Gli indagati (dimezzati rispetto ai 47 iniziali, molte posizioni sono state archiviate) devono rispondere, a vario titolo, di turbata libertà degli incanti, falsità in atto pubblico e turbativa d’asta. A processo sono rimasti in ventuno: Santo Gnoni (ex capo dei servizi legali del Comune), Daniela Agosti, Anna Messina, Valeria Sborlino, Roberto Montagnani, Paolo Coli, Matteo Fortelli, Roberta Ugolotti, Lorenza Benedetti, Alessandro Meggiato, Mirko Tutino, Paola Cagliari, Anna Maria Mazzocchi, Nando Rinaldi, Tiziana Tondelli, Stefano Vaccari, Giuseppe Altieri, Alessandro Lucci, Lorenzo e Vincenzo Corradini e Luigi Severi.
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