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È rimasto in acqua per tre ore il pescatore annegato a Pieve

Ambra Prati
È rimasto in acqua per tre ore il pescatore annegato a Pieve

Tiziano Zava, 65 anni, ha risposto al cellulare alle 15. Poi gli squilli a vuoto

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Reggio Emilia Il corpo del pescatore, trovato dai sommozzatori dei vigili del fuoco alle 20 di mercoledì ai laghi di Pieve, è rimasto nell’acqua per almeno tre ore. Tiziano Zava, 65 anni, parmense ma da due anni residente a Reggio Emilia, ha risposto per l’ultima volta ai familiari – che ne seguivano gli spostamenti perché aveva problemi di salute – alle 15. Poi è improvvisamente scomparso e l’aspetto incredibile è che nessuno si sia accorto di nulla.

Un testimone lo ha visto poco prima delle 17. A quell’ora infatti il gestore dei laghi ha risposto al cellulare del pensionato, poggiato sul tavolino, che suonava con insistenza. Con tutta probabilità il 65enne è stato stroncato da un malore e non ha avuto il tempo di chiedere aiuto: è caduto nel laghetto ed è stato inghiottito dall’acqua.

Si è trattato di una tragica fatalità. Questa – all’indomani della scoperta del corpo – è l’ipotesi preponderante in procura, dove il pm di turno Maria Rita Pantani è orientata a non ritenere necessaria l’autopsia: nessun segno esterno di violenza, è stata una morte naturale. Qualunque sia stata la dinamica, il pescatore – che a detta dei familiari non sapeva nuotare – è caduto nell’acqua ed è annegato.

Tiziano Zava, che viveva da solo in città, era un appassionato di pesca e un frequentatore non assiduo dei laghetti di Pieve. Mercoledì si è presentato all’impianto di via Zanardelli, poco lontano dalla via Emilia ma in mezzo alla campagna, alle 8.50: lo prova il biglietto giornaliero che ha acquistato e che è stato controllato in seguito dagli inquirenti. Il pensionato ha scaricato le le attrezzature – sedia, tavolino e borsa frigo – dalla sua Ford e si è posizionato nel laghetto di mezzo, per approfittare della bella giornata di sole. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il 65enne non si è recato all’Osteria del Pescatore nemmeno per bere.

Alle 15 un familiare lo ha chiamato: poiché il pensionato aveva problemi di salute, i congiunti ne monitoravano sempre gli spostamenti quotidiani. «Rimango qui fino alle 18», ha detto l’anziano. Alle 16 lo ha chiamato il figlio, ma il cellulare suonava a vuoto. Il figlio ha atteso un po’, pensando che il padre poteva essersi spostato o aver fatto una pausa, poi ha richiamato. Finché alle 17 dall’altro capo del telefono ha risposto il gestore, che sentiva squillare il cellulare rimasto sul tavolino accanto alla canna: il figlio è stato rassicurato, senz’altro il padre era nei dintorni, lo avrebbero cercato. È seguita una ricerca “interna” e diverse telefonate tra il gestore e il figlio, che con il passare del tempo si impensieriva sempre di più: Tiziano sembrava sparito. Tutti i suoi oggetti personali erano lì: dall’auto lasciata aperta al telo con sopra la carpa presa all’amo. Molto strano. Finché alle 18, sapendo che si avvicinava l’orario di chiusura dei laghi (18.30) e ormai convinto che fosse accaduto il peggio, il figlio ha allertato la polizia di Stato.

Sul posto si è assistito a uno spiegamento di pattuglie della polizia, squadre dei vigili del fuoco, un’ambulanza e un’automedica (che hanno fatto avanti e indietro perché, nell’attesa, si sono verificate altre urgenze).

Mentre il figlio si precipitava da Parma a Pieve, a entrare in azione è stata la squadra del nucleo Saf (speleo alpino fluviale) del 115: i sommozzatori dei vigili del fuoco, quando era già calato il buio, hanno scandagliato lo specchio d’acqua. Il cadavere del pescatore è stato trovato intorno alle 20, incagliato sul fondo e quindi non visibile all’esterno, sebbene a bassissima profondità. La raccolta delle testimonianze dei presenti, le formalità di rito e la rimozione del corpo hanno fatto sì che solo verso mezzanotte sia tornata la quiete ai laghi. Il corpo è stato composto all’obitorio di Coviolo, dove si trova sotto procura, in attesa del nulla osta del pubblico ministero che restituirà la salma ai familiari.

Tiziano Zava, originario di Fornovo Val di Taro (Parma), aveva lasciato il lavoro dopo il lockdown, anche in seguito ai problemi di salute che lo avevano afflitto. Le sue passioni erano la pesca (nella sua pagina Facebook ricorre lo slogan «I love fishing»), il football americano (seguiva le partite dei Black Panthers) e il volontariato alla Protezione civile. Il 65enne lascia la moglie, una figlia e un figlio.

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