«Il dolore è forte, vogliamo giustizia»
Sei familiari sono parte civile: «Con quel grosso revolver non si spara per errore»
Cadelbosco Sopra Sono una decina i familiari della vittima (il 29enne Salvatore Silipo, originario di Cutro e residente a Gualtieri) che ieri hanno seguito con apprensione l’udienza preliminare.
Per tutti fa da portavoce una giovane. Poche parole, ma che vanno al sodo: «Siamo chiusi in un grande dolore, vogliamo giustizia per quanto accaduto».
Intervenendo a più riprese davanti ai taccuini, i familiari fanno uscire tutta la loro amarezza («Non siamo mai stati contattati dalla famiglia Sestito, mai chiesto scusa») e hanno molto da ridire su quanto l’omicida Dante Sestito ha riferito al suo difensore Luigi Colacino, cioè che gli sarebbe partito un colpo per sbaglio, trafiggendo alla nuca il giovane inginocchiato («Per premere il grilletto e sparare con una Smith & Wesson di quel tipo ci vuole una gran forza, macché colpo accidentale»). Chi ha assistito all’omicidio, cioè il fratello Francesco Silipo, non se l’è sentita di partecipare al primo passaggio giudiziario, facendosi rappresentare dall’avvocato Mattia Fontanesi nella costituzione di parte civile: «Francesco sta malissimo – spiega Fontanesi – ha visto morire il fratello in quel modo orrendo. Troppo dolore, ha preferito non partecipare all’udienza preliminare». La vittima considerava il gommista come un padre, dal momento che lavorava con lui da una decina di anni. I Silipo sono convinti che anche gli altri due convenuti (il fratello Francesco e il cugino Pierfrancesco Mendicino) avrebbero fatto la stessa tragica fine del 29enne se non avessero reagito e fossero scappati rapidamente all’esterno, dove poi hanno fermato una pattuglia dei carabinieri di passaggio.
La richiesta «Vogliamo giustizia» della famiglia Silipo era stata rilanciata – a fine ottobre 2021 in occasione dei funerali – sui social tramite una videodenuncia di amici e parenti di Salvatore Silipo. Un filmato che mette in sequenza cartelli e scritte che ricordano il giovane. Almeno duecento persone, ma forse anche di più, avevano partecipato alla funzione religiosa che si era tenuta il 28 ottobre scorso nella chiesetta del cimitero di Coviolo, prima che la salma partisse per Cutro, dove si erano poi svolti i funerali. La maggior parte delle persone erano rimaste all’esterno perché l’edificio non abbastanza capiente. Gli amici e i conoscenti del giovane di 29 anni avevano portato le loro condoglianze alla compagna della vittima, la giovanissima Giuseppina Pia Cortese, rimasta sola con due bambini piccoli, la madre e il fratello. A fine messa erano stati liberati in cielo dei palloncini bianchi e delle lanterne. I parenti avevano scelto per il ricordino una foto di Salvatore in moto, una delle sue grandi passioni nel tempo libero. “Il destino ti ha tolto troppo presto all’affetto dei tuoi cari, ma non ti cancelleremo dalla nostra memoria e dal nostro cuore”, è la straziante frase scelta dalla famiglia.
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