L’accusa della pm Giannusa: «Salvatore ucciso per i soldi nascosti negli pneumatici»
Il movente del delitto individuato nel denaro sottratto
Cadelbosco Sopra Per la pm Piera Giannusa – che ha coordinato le indagini dei carabinieri – il movente dell’omicidio è chiaro: Dante Sestito ha ucciso Salvatore Silipo perché «reo a suo dire di avergli sottratto degli pneumatici, contenenti somme di denaro imprecisate ed avente origine ignota».
Soldi oscuri nascosti nelle gomme, di cui la vittima si sarebbe accorto mentre lavorava alla “Dante Gomme” e se ne sarebbe impossessato, facendo scattare l’insensata reazione sanguinaria del pensionato dentro l’autofficina (per gli inquirenti gestita di fatto dai figli Antonio e Francesco Sestito).
Gli investigatori ricostruiscono così quanto accaduto il 23 ottobre dell’anno scorso all’interno di “Dante Gomme”. Salvatore era stato convocato in officina dai Sestito (padre e figlio Antonio) insieme al fratello, Francesco Silipo, e al cugino Pierfrancesco Mendicino.
Secondo quanto hanno dichiarato i parenti, doveva essere un incontro chiarificatore, per una diatriba che si trascinava da tempo e che aveva guastato i rapporti, per anni quasi paterni, tra datore di lavoro e dipendente, che da almeno un mese non si recava più al lavoro.
Gli accertamenti dei carabinieri di Castelnovo Sotto e del Nucleo Informativo di Reggio Emilia “dicono” che quel pomeriggio all’incontro il 29enne si è dovuto inginocchiare davanti a Dante in segno di rispetto, protestando la sua innocenza. Anche il fratello Francesco e il cugino Mendicino erano stati costretti ad inginocchiarsi.
All’improvviso Sestito ha estratto una 44 Magnum e ha sparato un colpo in testa al 29enne, “giustiziato” davanti agli occhi dei familiari che, dopo l’iniziale sconcerto, hanno avuto la prontezza di scappare dal capannone e di chiedere aiuto a una gazzella di carabinieri di passaggio. Francesco ha reagito trattenendo alle spalle l’omicida, favorendo la precipitosa fuga del cugino e poi la sua. Di lì a poco se ne andrà in auto dall’officina anche Antonio Sestito.
Le indagini dell’Arma, con gli esperti della Scientifica che hanno passato al setaccio il capannone, si erano concentrate sulle undici telecamere (l’officina era coperta da una videosorveglianza capillare degna di una gioielleria, però con “buchi” temporali nel giorno del delitto e in alcuni giorni precedenti), sulla perizia balistica dell’arma (rubata a Pieve di Cento il 16 gennaio 2019 e detenuta illegalmente) e sulle tracce biologiche.
Da parte sua l’imprenditore 71enne, detenuto da quel giorno, si è chiuso in un mutismo assoluto, confermato ieri dalla sua rinuncia a comparire all’udienza preliminare.
Nell’udienza di convalida dell’arresto Sestito si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere e durante le indagini non vi è stata nessuna richiesta di interrogatorio per dare la propria versione dei fatti e sul movente.l
T.S.
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