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Ristorazione al tappeto

«Lo Stato mantenga le promesse»

Gabriele Farina
«Lo Stato mantenga le promesse»

I ristoratori attendono il governo al varco: «Senza interventi si chiude»

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Reggio Emilia I ristoratori reggiani attendono le istituzioni al varco.

I rincari delle bollette stanno mettendo a dura prova i bilanci, indeboliti negli ultimi anni anche dagli effetti della pandemia.

Allo stesso modo, gli aumenti dei costi delle materie prime rende ancor più complicato non ritoccare verso l’alto i listini dei prezzi, i menu e i cartellini vari.

Una scelta che forse potrebbe determinare un sollievo nell’immediato, ma i cui effetti nel medio e nel lungo termine potrebbero essere deleteri, se non esiziali.

I ristoratori reggiani lo sanno bene e non intendono fare passi falsi. «Non chiediamo niente allo Stato – esordisce Maurizio Ruini, titolare del ristorante pizzeria Pegaso – e aspettiamo che facciano quello che si era detto, cioè destinare i miliardi attesi per il caro bollette e il recupero delle compensazioni».

L’effettiva consistenza degli aiuti di Stato resta da definire. L’ufficio studi della Cgia stima che il nuovo governo dovrà stanziare 35 miliardi di euro per dimezzare gli effetti degli incrementi nelle bollette. Incrementi che, sempre secondo la stessa fonte, supereranno 127 miliardi di euro nel 2022 rispetto all’anno precedente. Gli aiuti erogati dall’esecutivo Draghi superano i 58 miliardi di euro.

Intanto, i ristoratori reggiani non possono rimanere inerti. «Teniamo botta nonostante la coperta sia molto corta – attesta Ruini – o almeno ci proviamo. Ci aspettiamo che le promesse siano mantenute».

Si torna dunque alla politica nazionale. «Nel bilancio che stanno facendo hanno messo miliardi di euro – sottolinea il titolare –. Adesso vedremo a chi toccano. Speriamo i destinatari non siano sempre gli stessi».

Le difficoltà non mancano e il ristoratore dell’attività di via Squadroni 3 ne è consapevole. «Stanno speculando sulle materie prime – critica Ruini – che per noi sono fondamentali. Ora tutto costa di più: è aumentato tutto».

La risposta più scontata sarebbe far pagare di più ai clienti, ma è una strada che per l’esercente non porterebbe affatto lontano. «Non avrebbe senso aumentare i prezzi – giudica il ristoratore – perché le persone vedono chi aumenta i prezzi e chi no. Sarebbe il momento di aumentarli perché abbiamo un esborso grossissimo, ma sarebbe inutile farlo perché la gente si lamenterebbe».

Qualcuno ha iniziato a rincarare i propri prodotti per rispondere non soltanto all’aumento delle bollette e delle materie prime. «In giro non c’è nessuno», certifica Barbara Costetti, titolare della salumeria Montanari di via Roma 51.

L’esercente è molto meno ottimista di Ruini rispetto a una questione centrale: gli aiuti da parte delle istituzioni. «Non fa niente nessuno», la rimostranza da parte dell’esercente.

Parimenti, il punto di vista rispetto alla risoluzione della crisi prevede un orizzonte temporale più breve e soprattutto un panorama molto meno roseo. «Se continuiamo così non andiamo avanti», avverte Costetti.

La titolare si affida alla Cna per l’energia. La confederazione ha presentato un elenco di dieci punti con le priorità da affrontare nel corso della prossima legislatura.

Il capitolo dell’energia è quello introduttivo. In breve, la ricetta di Cna è quella di puntare maggiormente sulla produzione di energia in Italia piuttosto che sulle importazioni e riqualificare gli immobili esistenti per poter ridurre i consumi. Impianti fotovoltaici ed Ecobonus compongono un pacchetto di suggerimenti inviato a Roma.

«Vedremo come si muovono – il cauto giudizio di Costetti –. So soltanto che se si continua così si chiude». La titolare ha affrontato il tema dei maggiori esborsi richiesti ai clienti. «Ho aumentato i prezzi dei prodotti che a mia volta acquisto a prezzo maggiorato – conclude la titolare – ma per il resto non ho aumentato i prodotti che ho già acquistato. Se gli aumenti sono eccessivi le persone non vengono certo da noi».
 

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