Nessuno sconto per Sestito: in Assise rischia l’ergastolo
Il giudice Rat respinge il rito abbreviato. Pesano le tre aggravanti: premeditazione, crudeltà e futili motivi
Cadelbosco Sopra La difesa non scardina soprattutto l’aggravante della premeditazione, da qui il rigetto della richiesta di rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo) ed ora il 71enne Dante Sestito rischia l’ergastolo – in Assise – per aver ucciso il 23 ottobre scorso, all’interno dell’officina di via Verga “Dante Gomme”, Salvatore Silipo, 29 anni, padre di famiglia ed ex dipendente di chi l’ha freddato.
La decisione è arrivata ieri mattina, in un clima teso, al culmine dell’udienza preliminare tenutasi, per legge, a porte chiuse: il gup Andrea Rat, dopo poco più di mezz’ora di camera di consiglio, ha rinviato a giudizio l’imputato che verrà giudicato – con rito ordinario – a partire dal prossimo 26 maggio.
Sestito è in carcere a Reggio Emilia da quel terribile giorno e nell’udienza preliminare (durata circa un’ora e mezza) è rimasto un “fantasma”: non ha voluto partecipare e nemmeno videocollegarsi dalla Pulce. In aula nessuno della sua famiglia è presente. Lo rappresenta l’avvocato difensore Luigi Colacino che ha cercato di aggredire le tre aggravanti che pesano come macigni su questo delitto dal sapore dell’esecuzione: premeditazione, crudeltà e futili motivi. «Ma come si fa a pensare – dirà poi Colacino ai cronisti, mentre attende che si pronunci il giudice sulla richiesta di rito abbreviato – che Sestito abbia convocato Silipo con l’intenzione di ammazzarlo, addirittura alla presenza del figlio Antonio e di altre due persone? Non c’è stata premeditazione e il mio assistito sostiene che quel colpo gli sia partito per sbaglio». Il gup Rat di lì a poco si pronuncerà respingendo il rito alternativo, come in aula si erano in precedenza pronunciati la pm Piera Giannusa (titolare del fascicolo) e gli avvocati di parte civile Mattia Fontanesi (tutela tre familiari della vittima costituitisi in aula, cioè il fratello Francesco Silipo, la sorella Maria Silipo e la madre Raffaella Dolce) e Roberto Chiossi (il legale modenese rappresenta la compagna della vittima – Giuseppina Pia Cortese – e la collega di studio Barbara Bettelli i due figli minorenni Antonio e Bianca). Un’opposizione al rito abbreviato che ha trovato concorde il giudice e quando l’aula si svuota, annotiamo sul taccuino commenti misurati da parte degli addetti ai lavori.
«Nessun problema – dice l’avvocato Colacino – andiamo in Corte d’assise» e il difensore, in aggiunta, lascia intendere che reitererà la richiesta di rito abbreviato nel procedimento di maggio.
«Le tre aggravanti rimangono – rimarca l’avvocato Fontanesi attorniato da diversi componenti della famiglia Silipo – e non possiamo che essere soddisfatti. Cercheremo di ottenere il massimo della pena (cioè l’ergastolo, ndr) per l’imputato». Gli fa eco l’avvocato Chiossi: «Siamo di fronte a tecnicismi giuridici, del resto la normativa parla chiaro (il riferimento è alla legge 12 aprile 2019 n. 33 su "Inapplicabilita' del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo", ndr) e la decisione del giudice è ineccepibile. Stiamo parlando di un’azione molto violenta per come si sono svolti i fatti, approfondita con atti d’indagine completi». A Sestito vengono contestate altre due imputazioni, riguardanti il revolver Smith & Wesson (modello 44 Magnum) con cui ha ucciso l’ex dipendente, dopo averlo fatto inginocchiare: la ricettazione (la pistola è risultata rubata ad un uomo il 16 gennaio di tre anni fa) e la detenzione illegale di arma da fuoco (al revolver rubato vanno aggiunte cinque cartucce inesplose, il bossolo relativo al colpo con cui ha ammazzato Silipo e due caricatori contenenti ciascuno sei cartucce calibro 357).
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