Profuga ucraina multata sul bus. «Servirebbe un po’ di buon senso»
Il caso sollevato dal cittadino che la ospita: «Aveva un biglietto da 2 euro»
Reggio Emilia Viaggiava sul bus per Albinea con un biglietto da 2 euro ma quella tratta (doppia) costava 60 centesimi in più, così Diana, profuga ucraina, è stata multata. A nulla è servita la telefonata tra il controllore di Seta e il cittadino reggiano che la ospita da quattro mesi a casa sua insieme alla figlia 16enne della donna: la sanzione da 65 euro è scattata comunque.
Lo racconta Andrea Ferretti, titolare della yogurteria Yo-goo di via della Croce Bianca, in pieno centro storico a Reggio, che dal 9 giugno ha aperto le porte della sua abitazione, a Montericco di Albinea, a questa famiglia scappata dall’Ucraina, precisamente da Kherson, una delle quattro regioni annesse alla Russia con il referendum di venerdì scorso, dove si continua a combattere.
«Diana era venuta ad aiutarmi in negozio per piccoli lavori di pulizia così da rendersi utile e in un qualche modo sdebitarsi – racconta Ferretti – una volta terminato le ho dato 2 euro per comprare il biglietto del bus e tornare a casa mia da sua figlia. Poco prima di Albinea è stata fermata dal controllore, che le ha contestato il fatto che mancassero 60 centesimi al suo biglietto. Lei non parla ancora bene italiano, così, imbarazzata, non avendo capito bene il problema, mi ha chiamato e io le ho detto di farmi parlare con l’accertatore, al quale ho spiegato che l’errore era mio: non prendendo il bus da anni, ero rimasto ai vecchi prezzi. Gli ho chiesto di chiudere un occhio, data anche la sua particolare situazione, ma non c’è stato niente da fare».
«Penso che a volte basterebbe un minimo di buon senso – ci tiene a sottolineare l’imprenditore – soprattutto perché assistiamo continuamente a scene di persone arroganti che viaggiano senza biglietto e quando vengono beccate non forniscono le proprie generalità. A loro nessuno è mai riuscito a fare pagare un centesimo».
Una spesa – a cui assicura farà fronte – che si aggiunge a tutte quelle sostenute in questi mesi dal momento che, ad oggi, Diana e Sofia non hanno avuto «nemmeno 1 euro per il loro sostentamento né dallo Stato, né dalla Regione né dal Comune di Albinea». «Anche se quest’ultimo – precisa Ferretti – ha pagato a Sofia un campus estivo. Ricevono solo settimanalmente una tessera prepagata con cui fare una piccola spesa. Questo grazie a Casa Betania, alla generosità della Chiesa, di Conad e di qualche benefattore».
Difficoltà economiche a parte, quella di Andrea è una bella storia di accoglienza. Diana lui la conosce online attraverso il sito EU4UA – che mette in contatto i profughi in cerca di una sistemazione con persone disponibili ad ospitarle – e quando lei e la figlia, da Monaco, arrivano a Verona (dirette a Milano da conoscenti, senza la certezza di trovare lì un posto dove stare), Andrea offre casa sua. «Ho dato loro il letto matrimoniale e mi sono spostato nella cameretta – racconta – Sofia frequenta online il suo liceo e un mio vicino di casa le ha insegnato a fare la pasta fresca. Diana invece frequenta corsi d’italiano e dà una mano in casa. Si stanno inserendo bene anche se la piccola purtroppo non è quasi mai con i suoi coetanei. Io sto facendo quello che posso per coinvolgerle nella mia vita e nei miei spostamenti perché mi dispiace lasciarle a casa da sole, non sono una persona superficiale. Così le porto in giro. Insieme siamo anche andati al Lago di Garda».
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