Gazzetta di Reggio

Reggio

Cadelbosco Sopra

Un sorvegliato speciale pugliese pizzicato fuori Comune e arrestato

Ambra Prati
Un sorvegliato speciale pugliese pizzicato fuori Comune e arrestato

Fermato dai carabinieri, il 45enne ha dato la patente del fratello

2 MINUTI DI LETTURA





Cadelbosco Sopra Incappato in un posto di blocco dei carabinieri, l’automobilista ha fornito la patente del fratello. Ma dalla targa della macchina, di sua proprietà, i militari sono risaliti alla reale identità del conducente: un 45enne pugliese, pluripregiudicato, sottoposto a sorveglianza speciale. Con una sfilza di precedenti alle spalle (per rapina, droga, armi e munizioni illegali), il 45enne è stato sottoposto alla sorveglianza speciale dal commissariato di Bitonto perché ritenuto appartenente al clan malavitoso Valentini-Semiraro, sebbene non sia mai stato condannato per associazione a delinquere. L’uomo è stato arrestato per il reato di evasione, e ieri è comparso in tribunale per l’udienza di convalida, conclusasi con l’obbligo di firma tre volte a settimana in caserma.

L’arresto risale alle 4 di martedì notte, quando i carabinieri impegnati in un posto di blocco a Cadelbosco Sopra hanno fermato una macchina. L’automobilista ha dichiarato che il venerdì precedente aveva avuto un infortunio sul lavoro; la caviglia gli faceva male, perciò aveva cercato invano un dottore. Quando gli hanno chiesto i documenti, il conducente ha fornito false generalità, ma è stato subito smascherato. E quando dalla banca dati è emersa la sorveglianza, il 45enne (che non avrebbe potuto uscire dal Comune di residenza) è finito in manette.

Ieri, in tribunale, l’imputato ha risposto alle domande fornendo la sua versione dei fatti. «Ho agito in modo sconsiderato. Sono dispiaciuto e pentito», ha dichiarato. Il pm onorario (che sostituiva il pm Maria Rita Pantani) ha chiesto la custodia cautelare in carcere, facendo leva sui «gravi indizi di colpevolezza» e soprattutto insistendo sul rischio di reiterazione del reato e di fuga. «La questura di Bitonto lo definisce una persona dall’allarmante curriculum criminale – ha affondato l’accusa –. Prova ne è il fatto che l’imputato ha avuto a che fare con il Codice Antimafia. Girovagava sul territorio senza avere la patente, mettendo a rischio l’incolumità propria e altrui, e quando si è imbattuto nelle forze dell’ordine ha fornito false generalità». Da parte sua, l’avvocato difensore di fiducia Daniele Dallari ha sostenuto che il suo assistito è «un uomo che un anno fa si è trasferito in un Comune della Bassa, dove ha un regolare contratto di lavoro, proprio per reinserirsi e per sostenere la sua famiglia.

«Il carcere sarebbe una misura assolutamente troppo gravosa», ha proseguito il difensore, che ha proposto la liberazione o, in subordine, una misura meno pesante. Il giudice monocratico Sarah Iusto, dopo essersi ritirata in camera di consiglio, ha convalidato l’arresto, disposto l’obbligo di firma e rinviato la direttissima (per termine a difesa) al 19 ottobre. l


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google