Utenze più che triplicate e salgono le materie prime
L’allarme di fornai e pasticceri: «La situazione è insostenibile»
Reggio Emilia I rincari delle bollette da una parte. I crescenti costi delle materie prima dall’altra.
I fornai e i pasticceri si ritrovano tra due fuochi. Iniziano la mattina lavorativa prima dell’alba e non risparmiano nemmeno una goccia di sudore per i clienti.
Clienti a cui non intendono far gravare il peso di una crisi che rischia di aggravarsi. «Una situazione del genere non si può mica sostenere», ribadisce Maurizio Boni. L’esercente è il titolare della pasticceria Boni di via Roma 28/B.
Il locale ha attraversato i decenni, superando numerosi ostacoli. Le soluzioni nell’immediato non appaiono dietro l’angolo. «All’inizio, pagavo circa 3.100 euro di bollette – esamina il titolare –. Adesso siamo arrivati intorno agli 11.200 euro. Sono circa tre volte e mezzo tanto: non sappiamo cosa fare».
Boni fa appello alle istituzioni, Comune di Reggio Emilia in primis. «Il tetto alle bollette potrebbe essere un’idea – sottolinea il titolare –, ma qualsiasi provvedimento potrebbe andare bene».
Oltre all’incremento delle utenze, l’attività si trova a confrontarsi con i maggiori costi nelle materie prime. «La farina e l’olio sono aumentati – aggiunge Boni – seppure il secondo sia un pochettino calato. Il semolato costerà un euro e mezzo, se non di più. Adesso guarderemo un pochettino quello che si può fare».
Come per molti baristi della città del Tricolore, Boni non ha incrementato il costo di una tazza di caffè. «Prima di scegliere quella soluzione bisogna pensarci bene – spiega il titolare –. D’altra parte, ho dovuto aumentare qualcosa. Adesso vendo le paste a 1,30 euro e non a 1,20 euro, come era prima. L’aumento è circa dell’otto per cento: una miseria».
D’altronde, anche i clienti stanno sempre più attenti al centesimo. «Se dovessimo scaricare tutti i nostri rincari sul prodotto finale dovrei vendere una pasta a 2,50 euro – ribadisce l’esercente –. Siamo aperti da oltre sessant’anni: se si tratta di essere forti per due, tre, persino quattro mesi si cerca di portare pazienza e di resistere. Se la situazione si protrarrà saremo costretti ad aumentare ancora i prezzi».
Una scelta che ancora non ha compiuto Adriano Lo Crasto, co-titolare del forno Da Ross di via della Veza. «Le bollette sono aumentate e noi non ci possiamo fare nulla – solleva le braccia Lo Crasto –. Una persona potrebbe andare all’Iren o all’Enel e chiedere di abbassare le bollette. Vediamo cosa rispondono».
L’esercente ricorda che è un problema generalizzato che investe sia le attività sia le singole famiglie. «È lo stesso “impasto” per tutti. Cosa si può fare? – s’interroga il co-titolare del forno – Non si può fare niente».
Lo Crasto sottolinea più volte come «la ricetta» per risolvere gli effetti del caro energia sia sconosciuta e invita la politica a farsi carico del problema delle bollette. L’appello parte dalla Costituzione, soprattutto dall’articolo 1: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
«Il Paese è basato sul lavoro – ribadisce l’esercente –. Fino a trent’anni fa dicevamo che sono i piccoli commercianti a sostenere l’Italia. Oggi voglio proprio vedere chi sostiene il Paese. Se falliscono i piccoli, falliscono anche i grandi».
L’ultima frase risuona come un monito. Lo Crasto utilizza un esempio, tratto dal mondo marinaresco. Il tono di voce è amaro, la prospettiva tutt’altro che rosea. A ogni modo, l’esercente non si perde d’animo.
«Quando una nave grande affonda i superstiti vengono salvati dalle scialuppe, che sono piccole – rimarca Lo Crasto –. Sulle scialuppe ci sta solo un numero dettagliato di persone: i sopravvissuti. Coloro che sopravvivono non sono le grosse realtà, che oltre a non pagare nulla di tasse hanno i maggiori debiti e lasciano a casa tremila persone alla volta e non certo un paio di dipendenti».
Il quadro complessivo è chiaro. «Abbiamo l’attività da vent’anni e non ricordo momenti così – avverte Lo Crasto –. Non si possono fare nemmeno paragoni con i problemi legati al Covid. Come ci si può difendere? Adesso siamo avvolti dalla nebbia e ci bagniamo».
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