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Covid e influenza stagionale, epidemia gemella all’orizzonte

Alice Benatti
Covid e influenza stagionale, epidemia gemella all’orizzonte

In due settimane raddoppiati i ricoverati negli ospedali della provincia. Massari: «Vaccinatevi e continuate a proteggere gli anziani e i fragili»

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Reggio Emilia La chiamano con il termine Twindemic, letteralmente “epidemia gemella”, la possibilità che si verifichi una grave stagione influenzale insieme a un aumento dei casi di Covid-19. Di questo spettro, che getta un’ombra sull’autunno e l’inverno che stanno per arrivare, abbiamo parlato con Marco Massari, direttore della struttura complessa di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

Dottore, è davvero questo lo scenario atteso nei prossimi mesi?

«La probabilità è alta. Lo abbiamo già visto nell’emisfero sud del mondo, dove tuttavia si è registrato un incremento dei casi di influenza ma non della patogenicità del virus stesso. Anche in Italia l’attesa è quella di avere molti più casi rispetto allo scorso anno – per fare previsioni è presto, anche se al momento si parla di 6-7 milioni – ma l’epidemia influenzale non dovrebbe avere caratteristiche di aggressività maggiori di quelle degli ultimi anni».

Come spiega il previsto aumento dei casi di influenza stagionale?

«Dopo due anni di utilizzo delle mascherine e degli altri dispositivi di protezione individuale le nostre difese immunitarie si sono un po’ indebolite. Ecco perché siamo più esposti».

Sul fronte Covid invece cosa dobbiamo aspettarci?

«Si parla dell’inizio di una nuova ondata e il picco è atteso a novembre. Sono aumentati tutti gli indicatori: i casi, i ricoveri in degenza ordinaria, i ricoveri in terapia intensiva. Ancora non è salito il numero dei decessi ma è normale questo intervallo: l’aumento dei casi porterà i decessi a crescere solo fra tre settimane. Voglio sottolineare che abbiamo dei farmaci antivirali efficaci – uno è prescrivibile dal medico di famiglia, il Paxlovid – che devono essere utilizzati entro i primissimi giorni dell'infezione. Riducono le forme gravi, quindi usiamoli».

Nella nostra provincia attualmente qual è la situazione dei ricoveri?

«A Reggio i numeri in assoluto sono gestibili anche se, in 15 giorni, abbiamo registrato un incremento del 100%. Giovedì erano poco più di 70 i ricoverati per Covid in tutta la provincia. Una settimana fa erano 50, due settimane fa 35».

C’è preoccupazione?

«La preoccupazione c’è perché nel momento in cui aumentano i positivi fuori dall’ospedale – anche se la grande maggioranza ha forme lievi – in proporzione cresce anche il numero dei ricoveri. Dunque è inevitabile che, andando incontro all’inverno, assisteremo a un aumento dei ricoveri e delle situazioni complicate da gestire. Perché ricordo che dentro l’ospedale i positivi devono essere isolati, collocati in particolari posti letto ecc. Al momento diciamo che nella nostra provincia le strutture ospedaliere sono un po’ sotto stress, dato che l’afflusso delle persone nei pronto soccorso è veramente impegnativo: nell’ultimo fine settimana ci sono stati tanti ricoverati, fino quasi a saturare i posti letto. E in questa situazione anche la “fetta” Covid si fa sentire».

In questa fase chi sono i ricoverati per Covid?

«A spot, nei vari reparti delle positività, stiamo vedendo pazienti già ricoverati. Mi spiego: quando una persona entra in ospedale fa un primo tampone poi nel suo periodo di degenza ne fa altri di controllo e, a volte capita, che qualcuna risulti positiva. In generale, anziani e fragili costituiscono la maggioranza dei ricoverati di tutti i reparti. Bisogna continuare a proteggerli e quello che notiamo, invece, è che l’attenzione è calata».

Cosa intende?

«Vediamo che in ospedale i famigliari dei ricoverati sono meno attenti. Nelle stanze di degenza gli operatori sanitari – che tengono sempre le mascherine – non riescono a controllare tutto quello che avviene. Per questo ci tengo a fare un appello alle persone che si recano a visitare i congiunti in ospedale e nelle case protette: se avete sintomi – mal di gola, tosse, raffreddore ecc – anche lievi, state a casa. E anche se state bene, quando venite indossate sempre la mascherina FFP2. Ripeto: bisogna continuare a proteggerli».

Con il doppio vaccino, anti Covid e contro l’influenza, possono stare tranquilli?

«Certo, ci sono studi che dicono che facendoli contemporaneamente – in un braccio quello contro il Covid e nell’altro quello contro l’influenza – la risposta immunitaria sia anche più efficace. Chi ha avuto l’indicazione di fare la quarte dose, la faccia subito e non aspetti 20 giorni per farle insieme. Un’altra cosa tengo a dire: non aspettate il vaccino adattato all’ultima variante. Bisogna fare il buster disponibile, è efficace». 
 

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