«È stato un ritorno a casa». Inaugurata la nuova sede degli Alpini
Ieri in viale Olimpia il taglio del nastro
Reggio Emilia «È stato un ritorno a casa». Con queste parole Ettore Benassi, capogruppo degli Alpini di Reggio Emilia, ha festeggiato l’inaugurazione della nuova sede del gruppo tra viale Olimpia e piazzale Luigi Reverberi a Reggio. «La sede del gruppo è sempre stata vicina alla sezione, che è il punto di raccordo di tutti i gruppi a livello provinciale - ha ricordato ieri pomeriggio Benassi al taglio del nastro - dal 2006 abbiamo un po’ girato per la provincia perché la vecchia sede è stata dichiarata inagibile dopo il terremoto che ha colpito Bagnolo e Novellara. Allora ci siamo spostati in una "baracca" al Foro Boario, alla quale poi qualcuno ha pensato di dare fuoco. Dopo essere stati qualche anno in un ex cantiere Tav, grazie al Comune di Reggio Emilia si è finalmente aperta questa opportunità e siamo tornati in centro».
A disposizione del gruppo - formato da 58 iscritti, di cui 27 volontari di protezione civile - una nuova "casa" che comprende l’ufficio del capogruppo (Benassi, che è anche consigliere di sezione e tesoriere), l’ufficio del gruppo di protezione civile, una sala corsi, un angolo cucina e un piccolo baretto.L’inaugurazione è avvenuta nel corso della 64esima adunata provinciale degli Alpini, che ha chiamato a raccolta i 40 gruppi presenti sul nostro territorio (circa 1600 iscritti) e ha coinciso con i 150 anni dalla nascita delle Penne nere.«Dopo 150 anni gli alpini sono ancora sulla breccia - assicura Benassi - sono nati con l’intento di difendere le valli montane e, all’inizio, lo scopo era proprio quello di coinvolgere i valligiani perché conoscevano quel territorio, la vita di montagna, e quindi erano lo strumento principe per difendere casa loro. Con il tempo il reclutamento si è esteso a tutto il territorio nazionale: io stesso vengo dalle rive del Po. Negli Alpini ci sono capitato per caso e sono stato colpito da quella che io chiamo "alpinite". Alpini si diventa e basta, non si torna indietro».
Benassi non si è tirato poi indietro dal commentare i fatti di Rimini (dopo due mesi di indagini, la Procura di Rimini ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulle molestie del 7 maggio scorso, in occasione del raduno degli Alpini nella città adriatica) che da allora hanno gettato ombra sulle Penne nere. «Quanto accaduto dopo ci ha semplicemente offesi - chiosa il capogruppo degli Alpini reggiani - perché quanto possono aver fatto un manipolo di imbecilli, così li chiamo perché non accetto che si parli di goliardia, non deve far catalogare tutti gli Alpini come molesti. Non si ha nemmeno la certezza che fossero Alpini: il nostro cappello si può comprare dappertutto». «Giorni prima - continua Benassi - a Rimini c’erano già manifesti con scritto "Alpino molesto io ti calpesto". Suona male, no?». E sottolinea, infine, quale, secondo lui, è la loro vera essenza: «Noi siamo sempre presenti nelle situazioni che richiedono il nostro intervento. C’è un gruppo di Reggio che è appena rientrato dalle Marche, dove ha lavorato nel fango. Qualunque cosa succeda, noi ci siamo senza se e senza ma. Subendo anche dei disagi personali. Perché arrivare in certe zone colpite da calamità vuol dire esporsi intanto a dei rischi e poi andare gratis: da parte nostra solo volontariato e disponibilità nei confronti degli altri».
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