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Boretto

Il persecutore di don Mandelli sorpreso a rubare alla Caritas

Tiziano Soresina
Il persecutore di don Mandelli sorpreso a rubare alla Caritas

Il 37enne arraffa generi alimentari ma viene bloccato e arrestato

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Boretto Sta diventando un incubo per la parrocchia il disoccupato parmense 37enne che negli ultimi tempi (con un precedente però in luglio) ha preso di mira e vessato don Luigi Mandelli (79 anni, collaboratore dell’Unità pastorale “Artemide Zatti”) ed ora è stato arrestato per aver rubato generi alimentari all’interno della Caritas che ha sede in locali attigui all’oratorio borettese.

Per di più un furto avvenuto violando bellamente il provvedimento del foglio di via obbligatorio dal comune di Boretto emesso nei confronti del 37enne sulla scia delle vessazioni all’anziano sacerdote.

Poco dopo le due della notte tra venerdì e ieri, i carabinieri sono piombati nella sede della Caritas di Boretto, visto che era stato segnalato al 112 un furto in atto. I militari hanno circoscritto la zona – in pieno centro – e così veniva notato che dal cortile condiviso dall’oratorio e dalla Caritas stava uscendo un uomo con in mano una cassetta con vari generi alimentari del valore di alcune centinaia di euro. Subito fermato, quest’uomo si è ben presto rivelato il persecutore del prete e anche la dinamica di quanto accaduto è apparsa chiara: il 37enne, dopo aver forzato una finestra, si era intrufolato nel magazzino della Caritas, arraffando dei generi alimentari che erano lì stoccati per poi essere distribuiti ai bisognosi. Con l’accusa di furto aggravato il parmense – difeso dall’avvocato Francesco Saggioro – ha affrontato ieri mattina l’udienza di convalida dell’arresto in tribunale a Reggio Emilia. Davanti al giudice Sarah Iusto, l’arrestato ha ammesso i fatti, scusandosi con chi gestisce la Caritas borettese. E sempre in aula il 37enne ha fatto emergere il problema che l’ha reso uno sbandato: la tossicodipendenza. Di recente è stato accolto in un centro per la disintossicazione dalla droga, ma dopo due giorni se n’è andato a causa di un litigio. Allontanandosi da quella struttura si è messo nuovamente nei guai. Ora chiede aiuto e cercherà di occuparsene il suo legale, anche perché il suo assistito è stato poi liberato (ha però l’obbligo di firma, fra tre giorni il processo) e potrebbe davvero avviare un percorso per uscire dal tunnel della droga.l


 

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