Gratteri: «Decreto legislativo Cartabia? Una legge bavaglio per i giornalisti»
L’allarme del magistrato in prima linea contro la ‘ndrangheta
Reggio Emilia «Una riforma bavaglio che rende impossibile ai giornalisti raccontare cosa è successo in un certo territorio». Davanti ai rappresentanti delle istituzioni e agli studenti reggiani presenti ieri al Centro Malaguzzi per la 12esima edizione del festival “Noi contro le mafie”, è stato duro Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, nel commentare la riforma varata dalla ministra della Giustizia Cartabia con il decreto legislativo n. 188/2021 sulla presunzione di innocenza, che prevede sanzioni disciplinari per i pubblici ministeri (pm) e i giudici che parlano con la stampa. Una legge che nelle procure italiane sta già cambiando il destino dei rapporti tra magistrati e giornalisti. Anche sul nostro territorio. Lo storico Antonio Nicaso, direttore scientifico di “Noi contro le mafie”, in questa legge intravede «un grosso rischio per l’informazione». «Ho assistito a un paio di conferenze stampa tenute dal procuratore Gratteri in cui è dovuto ricorrere all’escamotage di definire gli indagati “presunti innocenti”, evitando di rispondere alle domande per non incappare in un procedimento disciplinare – ha raccontato – queste conferenze stampa stanno diventando una sfida a chi questa legge bavaglio l’ha fatta passare. Bisognerebbe rimetterla in discussione perché non è possibile che in uno Stato democratico non si possa informare i cittadini sulle operazioni fatte sul territorio. Gran parte della colpa è anche dei giornalisti, che non si sono opposti come dovevano, e dei loro editori, molto silenti». l
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