«Volevano uccidere Giuseppe»
La madre e gli amici del 19enne ora in coma dopo la rissa al Rockville «Due li abbiamo già identificati tramite le foto: li denunciamo. Ora vogliamo giustizia»
Castellarano Dopo che uno di loro ha colpito Giuseppe Checchia con un masso, si sono accaniti su di lui. Calci, pugni. Immagini terribili che gli amici del 19enne, che adesso è in coma all’ospedale di Baggiovara dopo la brutale aggressione di sabato notte davanti al Rockville, non dimenticheranno. Una trentina di ragazzi, forse quaranta – sembra che due siano già stati identificati dagli amici – e probabilmente alterati dall’alcol, contro i tre compagni di sempre. Poi, quel colpo alla nuca con un masso lanciato dalla collina. A portarlo al pronto soccorso di Sassuolo è stato un amico che era con lui.
«Eravamo in tre – racconta – e dentro al locale c’era questo gruppo di oltre trenta ragazzi. Cercavano la rissa. Siamo stati accerchiati, poi abbiamo deciso di uscire perché avevamo capito che la situazione era difficile. Ma ci hanno seguiti e ancora una volta ci hanno circondati».
Era l’orario di chiusura, quasi le cinque del mattino. In giro c’era ancora qualcuno, nessuno è intervenuto.
«Quando vedi quaranta persone così agitate cosa puoi fare? Penso sia normale che non sia intervenuto nessuno. Io ho deciso di andare a prendere la macchina, mentre Giuseppe e mio cugino restavano lì, la situazione si era un po’ tranquillizzata. Quando sono tornato, il mio amico era appoggiato al guard rail, con la testa sanguinante. Aveva il volto sanguinante, i denti spaccati» vanno avanti.
All’inizio Giuseppe non vuole salire in macchina, probabilmente è sotto choc. Il masso, lanciato da uno degli aggressori, era diretto anche verso l’altro amico che è riuscito a spostarsi e che ha fatto appena in tempo a dirgli: «Giuseppe attento, spostati!».
«Volevo farlo salire in macchina ma lui all’inizio ha provato a camminare, ed è svenuto due o tre volte. Così l’abbiamo portato al pronto soccorso. Era cosciente. Poi è entrato in coma farmacologico». «Lo hanno pestato anche dopo che lo avevano colpito con un masso – interviene un altro amico – con calci e pugni. Questo è un tentato omicidio. Tra l’altro la meta non era il Rockville, ma il Kyi che però era pieno e così sono cambiati i programmi». Ieri davanti all’ospedale c’erano gli amici e le amiche di sempre, con un cartellone preparato per dare forza seppur a distanza al 19enne.
C’era, soprattutto, la mamma, Domenica Basile: «Mio figlio è in coma farmacologico perché il danno è molto grave. I medici hanno detto che è come se stesse sul filo di un rasoio. È intubato, pieno di flebo: ora non resta che aspettare. Io sono convinta che ce la farà. È un guerriero». Anche Domenica è pronta a combattere: «Mi sto muovendo per altre vie – spiega – e sembra che due di quel gruppo siamo riusciti a identificarli. Porterò tutto ai carabinieri che stanno facendo il loro lavoro. Vogliamo trovare chi ha scaraventato quel sasso contro mio figlio. Volevano ucciderlo: questa non è stata una scazzottata. Vogliamo giustizia, ecco cosa vogliamo. Chi ha tirato quel masso deve pagare le conseguenze. I ragazzi non possono fare quello che vogliono, ci sono delle regole e bisogna rispettarle. Ripeto: questo è un tentato omicidio volontario».
La madre, con l’aiuto degli amici di Giuseppe, sta cercando di risalire alle identità degli aggressori: «Sono due bande, un po’ di Reggio e un po’ di Sassuolo. Due di loro pensiamo di averli già riconosciuti dalle foto, abbiamo nomi e cognomi. Ho anche presentato denuncia contro tutti, dalla discoteca ai buttafuori che non hanno fatto il loro lavoro. I carabinieri stanno visionando le telecamere. Io non mi fermo. Non sto zitta. Questo è solo l’inizio». l
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