La ricetta della Cgil per la sanità: «Rivedere il personale e i servizi»
Merlino (Fp Reggio): «Case della Salute inutili senza le figure dentro»
Reggio Emilia «Le aziende sanitarie reggiane sono da riorganizzare». A lanciare l’appello è Gaetano Merlino, responsabile della funzione pubblica Sanità della Cgil di Reggio Emilia.
«Le aziende reggiane e devono rivedere i carichi di lavoro – suggerisce Merlino –. A oggi, il personale sanitario attivo a Reggio Emilia dispone di dotazioni vecchie. Inoltre, vanno rivisti i riferimenti normativi per assumere il personale: tali meccanismi sono fermi al 2017».
La prima sollecitazione del responsabile della Cgil è rivolta dunque alle istituzioni locali. «Chiediamo alla Provincia di rivedere l’organizzazione delle aziende. Occorre fare in modo che vadano sempre più verso la direzione attuale della medicina. Andrebbe anche rivista l’organizzazione dei servizi stessi. La telemedicina può essere una parte della soluzione al problema».
Lo strumento è diventato sempre più diffuso negli ultimi anni, a causa del proliferare della pandemia. Per Merlino è necessario puntare lo sguardo al futuro.
«Tornare alla normalità del 2019 appare difficile – anticipa il sindacalista – e poi bisogna anche vedere cosa si intende per normalità. Oggi non servirebbe più la rete ospedaliera del 2019. Le stesse esigenze dell’utenza sono cambiate tantissimo».
Il responsabile ritiene vi sia una lezione da apprendere negli ultimi anni. «È fondamentale investire sulla rete sanitaria pubblica e non su quella privata – sottolinea Merlino –. Abbiamo infatti visto che quando il privato non sa come affrontare un problema chiede le proprie porte al pubblico. Viceversa, l’Emilia Romagna ha insieme alla Toscana il debito pubblico più alto perché ha investito nella sanità».
Il tema delle risorse a livello regionale è stato affrontato dai tre sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), che chiedono maggiori risposte al nuovo governo. La posizione è confermata dal sindacalista reggiano, che non lesina sollecitazioni rivolte sia a Bologna sia a Roma.
«La Regione è in evidente difficoltà finanziaria – commenta il responsabile – e adesso bisognerà vedere quali linee guida adotterà. Chiediamo però maggiori fondi al governo, domandando di assumere il personale in base alle attuali caratteristiche del sistema sanitario. Non possiamo avere le Case della Salute senza le figure che vi lavorano dentro».
Quali figure? L’elenco stilato da Merlino è lungo. «Manca il personale con lauree specialistiche nella dirigenza sanitaria nazionale – pungola il sindacalista –. C’è bisogno di medici che possono verificare le competenze in uscita dall’università e il rapporto con le nuove persone assunte. Inoltre, su tutto il territorio nazionale si avverte una carenza di figure quali anestesisti, medici di pronto soccorso, pediatri, chirurghi. Mancano i laureati».
Il responsabile aggiunge una postilla: «A Reggio Emilia la rotazione del personale è garantita».
A livello nazionale si dibatte da anni sulla possibilità eliminazione del numero chiuso per accedere alla facoltà di Medicina. Il dibattito è aperto e il sindacalista è piuttosto cauto in merito. «Potrebbe essere una soluzione – conclude Merlino – ma i risultati non arriverebbero prima di otto anni».
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