La Cgil: «Meglio resti a Roma. Gli aiuti? Prima ai lavoratori»
Il segretario Sesena si dice contro i fondi “a pioggia” alle imprese
Reggio Emilia «Quella di Storchi è una boutade. Perché Meloni, neanche nominata presidente del Consiglio, adesso dovrebbe venire a Reggio Emilia?».
E ancora: «Perché non andare piuttosto a Milano, Venezia o Caltanissetta? Non potrà girare tutte le città italiane. Se sarà nominata, che resti a Roma e risponda a tutte le esigenze dettate dalla crisi».
Così Cristian Sesena, segretario generale della Cgil Reggio Emilia, commenta l’invito in città che, ieri mattina, l’imprenditore reggiano Fabio Storchi, presidente del Gruppo emiliano romagnolo dei Cavalieri del Lavoro, ha rivolto alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni «per confrontarsi sui temi cari alle aziende» e, più ingenerale, «dibattere insieme, anche alle istituzioni, sul futuro del nostro meraviglioso Paese».
Il numero uno del sindacato reggiano vede poi una gerarchia di priorità nettamente diversa, rispetto a quella delineata da Storchi, circa i beneficiari degli aiuti che il nuovo governo dovrà mettere in campo per fronteggiare la crisi. Gerarchia che vede al primo posto lavoratori e pensionati.
«Le imprese hanno avuto introiti, nel 2021 hanno lavorato e fatto profitti, a Reggio Emilia come in tutta Italia – afferma – mentre non si sono registrati né un aumento dei salari né della stabilità occupazionale».
«Se guardiamo ai contratti stipulati negli ultimi due anni – continua il sindacalista – nell’85% dei casi si è trattato di contratti precari. E i lavoratori italiani hanno salari fermi da trent’anni, trovandosi ora ancora più in difficoltà».
Per Sesena è poi bene fare un distinguo all’interno della galassia di realtà che compongono il mondo dell’impresa «perché ci sono quelle che stanno bene e quelle che stanno male: non tutte hanno sofferto e sono con l’acqua alla gola».
«Per questo auspico che il prossimo governo decida di non dare soldi “a pioggia” alle imprese ma subordini l’elargizione di sostegni economici a precise condizioni», dice il segretario reggiano, andando a poi spiegare quali potrebbe essere queste condizioni vincolanti.
«Ad esempio quella di non licenziare nessuno o di assumere delle persone. Prima i soldi sono stati sempre dati in cambio della vaga promessa di mantenere l’occupazione, senza però vincoli effettivi».
E si dice pronto a sedersi al tavolo con Meloni, qualora sarà realmente la prossima presidente del Consiglio.
«Non c’è dubbio che in caso di confronto ci siederemo al tavolo con Giorgia Meloni, lo faremo ogni volta che potremo tutelare gli interessi di chi rappresentiamo».
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