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Lite stradale, l’imputato assolto grazie a un passante che lo scagiona

Ambra Prati
Lite stradale, l’imputato assolto grazie a un passante che lo scagiona

Un anziano in bici lasciò un biglietto dicendosi disponibile a testimoniare

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Reggio Emilia Assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste) dai reati di porto abusivo d’arma e di minacce aggravate grazie a un passante – un anziano in bicicletta – che, avendo assistito per puro caso alla lite stradale, poi finita in tribunale, ha lasciato sul parabrezza dell’auto dello sconosciuto un biglietto con il recapito telefonico, scagionando l’imputato. Si è concluso così il processo a carico di un giardiniere di 37 anni accusato di aver impugnato una mannaia contro l’operaio del cantiere che gli sbarrava la strada.

I fatti risalgono a sei anni fa in via Marastoni, dove il litigio sarebbe scattato perché la strada era in parte occupata da lavori d’asfaltatura. L’imputato abita nei dintorni e, secondo quanto ha raccontato in aula, aveva urgenza di rientrare a casa perché la moglie stava male: quando aveva cercato di passare era scoppiato un diverbio con uno degli operai del cantiere, un 33enne che non si è costituito parte civile. E qui le versioni dei due litiganti sono state diametralmente opposte: secondo l’operaio il conducente avrebbe perso la testa, estratto dal bagagliaio e impugnato una sorta di mannaia avvicinandosi sempre più minacciosamente verso di lui e perfino toccandolo con il cofano, perciò lui avrebbe colpito il parabrezza.

Invece secondo il racconto che l’automobilista ha reso in aula in una precedente udienza quell’attrezzo con una lama da 50 centimetri (che lui porta sempre con sé nel borsone degli attrezzi perché è un giardiniere a chiamata) non lo avrebbe impugnato ma solo istintivamente alzato: anzi sarebbe stato l’operaio ad avventarsi sul suo parabrezza cospargendolo di bitume e prendendolo per il bavero.

La ricostruzione degli inquirenti ha portato alla sbarra il giardiniere, per il quale ieri il pm onorario ha chiesto una condanna inferiore ai due anni. L’avvocato difensore Valeria Miari ha perorato l’assoluzione, sostenendo che la persona offesa ha reso dichiarazioni contraddittorie poi smentite sia dalle risultanze istruttorie sia dalla logica. Ma l’asso nella manica della difesa è stato un ciclista: un anziano in bicicletta che, pedalando lungo via Marastoni, quel giorno ha assistito all’alterco, lasciando sul parabrezza sfondato dell’auto del giardiniere un biglietto («Ho visto tutto, sono disposto a testimoniare») seguito da un recapito telefonico. Proprio il ciclista, mosso da non comune senso civico, ha riferito che è stato l’operaio a minacciare il giardiniere («se passi ancora da qui vedi cosa ti succede») e a danneggiare la carrozzeria: deposizione che è rimasta agli atti, nonostante il pensionato nel frattempo sia deceduto. Da qui la sentenza di assoluzione emessa dal giudice monocratico Silvia Semprini. «Sono soddisfatta: la verità reale è stata confermata dalla verità processuale», ha commentato l’avvocato Miari.


 

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