Storchi invita Meloni a Reggio Emilia: «In gioco il peso dell’industria»
L’imprenditore vorrebbe un confronto sui temi cari alle aziende
Reggio Emilia «Invito la Meloni a Reggio Emilia, per dibattere insieme, anche alle istituzioni, sul futuro del nostro meraviglioso Paese». Nel giorno che dà il via alla nuova legislatura, Fabio Storchi, già numero uno degli industriali reggiani, oggi presidente del Gruppo emiliano romagnolo dei Cavalieri del Lavoro, chiama in città la leader di Fratelli d'Italia e (probabile) futura premier Giorgia Meloni.
«Lo dobbiamo fare subito, senza perdere ulteriore tempo – esorta Storchi – sono le nostre imprese a chiedercelo. Parlo da imprenditore che continua ad essere, con le mie società, in prima linea. Serve guardarsi negli occhi e discutere dei temi cari alle aziende. Ora, sul piatto ci sono i costi dell'energia, le tensioni economiche e sociali che il conflitto in Ucraina sta determinando. La politica deve capire le reali necessità degli imprenditori, la vera ossatura economia del nostro Paese». E l’ex presidente di Unindustria Reggio Emilia va a snocciolare le sue ricette per fronteggiare l’emergenza.
«È indispensabile ridurre gli insostenibili costi causati dalla crisi energetica – afferma l’imprenditore reggiano – e tutto ciò è possibile solo ponderando le scelte di breve termine con quelle di lungo termine. Nel breve occorre impegnarsi per sostituire la produzione elettrica con fonti alternative al gas, inclusa la riattivazione delle centrali a carbone, e l’acquisto di gas da fonti diverse da quelle russe. Si tratta di un obiettivo imprescindibile perché solo fermando la corsa al rialzo del prezzo dell’energia, l’Italia potrà assicurare un futuro alla sua industria e salvaguardare così milioni di posti di lavoro».
Tornando al mondo delle imprese, c’è poi un punto che, secondo Storchi, il nuovo esecutivo deve assolutamente comprendere: l’economia e l’industria sono entrate in una nuova fase.
«La manifattura italiana è in crescita costante dal 2016 e presenta oggi uno stock annuale di esportazioni che supera i seicento miliardi di euro – evidenzia l’industriale – un risultato straordinario che, tuttavia, è oggi messo in discussione da enormi trasformazioni strutturali, come i nuovi equilibri geopolitici che ridisegnano i mercati e impongono forme di reshoring, la riorganizzazione delle catene internazionali del valore, la transizione verso la mobilità elettrica che interessa e minaccia numerose filiere nazionali fortemente internazionalizzate e, ovviamente, la rivoluzione digitale indissolubilmente legata alla praticabilità di nuove soluzioni sostenibili».
Poi l’avvertimento: «In una prospettiva come questa i prossimi cinque anni, ovvero un periodo che coincide con la durata della legislatura che sta per avviarsi, rappresenteranno uno dei periodi più difficili tra quelli che il nostro Paese ha dovuto affrontare dal dopoguerra a oggi». Fase nella quale per Storchi, «privi della leadership e dell’autorevolezza internazionale di Mario Draghi», «pur in presenza di una preziosa stabilità politica», il nuovo governo e l’industria «dovranno fare da sé per pensare e attuare un riposizionamento competitivo nazionale che non ha precedenti».
«La vera sfida per il nuovo esecutivo – evidenzia – è comprendere la grande trasformazione in corso per sviluppare, in sintonia con la sua industria, con la società civile e con i cittadini, politiche strutturali capaci di ridefinire l’identità non solo del Paese, ma anche della stessa manifattura, del terziario e più in generale del lavoro. Occorrono visione, coraggio, capacità di costruire consenso sociale. Occorre creare le condizioni per lo sviluppo del Mezzogiorno. Occorrono impegno e competenze per sfruttare al meglio l’opportunità e le risorse del Pnrr. Occorre, infine, l’impegno dell’industria ascritto all’interno di politiche capaci di accompagnarla in una rigenerazione complessiva che va ben al di la della pur fondamentale rivoluzione digitale».
«Governo e Opposizione – conclude l’imprenditore – devono comprendere che nella nuova legislatura non è in gioco la vittoria o la sconfitta alle prossime elezioni, bensì il ruolo e il peso internazionale del nostro Paese e della sua industria da cui dipende il futuro di 59 milioni di Italiani».
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