Gazzetta di Reggio

Reggio

Sant’Ilario

«Mi incateno alla porta»

Daniela Aliu
«Mi incateno alla porta»

Disoccupata e 2 figli (uno malato, uno studente universitario) ricevono lo sfratto. «Qualcuno mi aiuti, perché da qui non me ne vado»

3 MINUTI DI LETTURA





Sant’Ilario Il 29 ottobre prossimo verrà sfrattata dalla sua abitazione, una delle case popolari di via Matteotti, a due passi dal centro. Ma lei, Valeria Loches, che vive con i due figli, non intende andarsene: «Da qui non me ne vado».

Lo sfratto arriva per un debito che si trascina da anni (il mancato pagamento dell’affitto). È una storia di estremo disagio, quella di Valeria Loches, 58enne di origine sarda ma che da 35 anni abita a Sant’Ilario. La donna abita nell’appartamento di via Matteotti con un ragazzo di 31 anni affetto di sclerosi multipla e un ragazzo di 21 anni studente universitario.

Il calvario della donna inizia nel 2008 quando l’azienda dove Valeria lavorava assieme a tantissime donne del paese ha cominciato ad entrare in crisi. Stiamo parlando della Unielectric di Calerno, dove Valeria svolgeva il lavoro di operaia. Nel 2010 la donna inizia a rimanere a casa in cassa integrazione. A quel punto Valeria inizia a chiedere aiuto e riesce a cavarsela in qualche maniera, anche grazie agli assegni familiari per i figli e agli aiuti del Comune. Ma il peggio, in questa storia, deve ancora arrivare. Nel corso degli anni la donna deve affrontare diverse disavventure familiari.

Nel 2020 la Unielettric chiude i battenti definitivamente a Calerno per aprire la nuova sede all’estero, lasciando a casa decine di operaie. Da quel momento Valeria non trova più altri lavori; continua a sopravvivere chiedendo sempre aiuto al Comune di Sant’Ilario e ai servizi sociali comunali.

Nei giorni scorsi è arrivato l’ordine di sfratto: la donna e i due figli devono lasciare la casa entro il 29 ottobre.

«Da qui non esco, non me ne vado – afferma Valeria in lacrime alla Gazzetta –. Non posso uscire di casa in questi tempi difficili con un figlio di 31 anni affetto di sclerosi multipla. Stiamo arrivando all’inverno e la situazione peggiora per tutti. Ho ricevuto l’ordine definitivo di sfratto per il 29 ottobre ed è come se ti diagnosticassero una brutta malattia; è come morire piano piano».

La donna chiede aiuto: ha lanciato diversi appelli, chiamando più volte anche gli assistenti sociali. «Non si può andare avanti così – continua in lacrime –. Possibile che nessuno offra una soluzione per una situazione difficile che porto sulle spalle da sola? Sono separata, vivo con due figli e dal 29 dovrei dormire per strada? Non ci posso credere che le soluzioni arrivino solo alle famiglie straniere che raggiungono Sant’Ilario. Io e i miei due figlio abbiamo bisogno anche se non veniamo dalla guerra. Sono ancora in grado di lavorare e fare lavori socialmente utili. Qualcuno mi aiuti, perché io da questa casa non mi muovo».

La donna ribadisce di non avere alcuna intenzione di abbandonare il suo appartamento, anche quando arriveranno i servizi sociali e i carabinieri per l’esecuzione dello sfratto. Anzi, promette di incatenarsi davanti alla porta di casa.

«Conto i secondi e i giorni – assicura la donna –. Questa storia sta diventando un vero incubo per me e per i miei due figli. Qualcuno mi aiuti; non è possibile che il Comune non possa trovare una soluzione temporanea. Abbiamo l’inverno alle porte, non saprei dove dormire. Vorrei tempo per trovare una sistemazione con calma e serenità, non che mi facciano uscire dall’appartamento per far entrare una famiglia che arriva dall’estero», conclude Valeria Loches.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google