Appalti, indagato un assessore
Curti, la dirigente Casoli e tre presidenti di società sportive nel mirino I difensori: «Il bando per gli impianti sportivi? Tutto fatto nella massima correttezza»
Val d’Enza Un assessore (Matteo Curti, con delega allo sport), la responsabile unica del procedimento (la dirigente comunale Daniela Casoli) e tre presidenti di società sportive. Sono questi i cinque indagati – per turbativa d’asta – con nel mirino la gara del 4 agosto scorso del Comune di Bibbiano – oggetto di un’unica perquisizione, la seconda – sull’affidamento in gestione degli impianti sportivi comunali per tre anni, del valore di 2,3 milioni di euro. Le strutture (il centro sportivo Luigi Bedogni, il campo da calcio di Barco, la palestra di judo del centro Bedogni, la palestra della scuola primaria “Neria Secchi” e il palazzetto dello sport), suddivise in cinque lotti, sono state tutte aggiudicate ad associazioni dilettantistiche sportive locali. In questo caso le anomalie riguardano la proroga dei termini di gara: un soggetto privato avrebbe chiesto, tramite la piattaforma online, la conferma della proroga, prima ancora che il bando uscisse. Dal che la Finanza desume che il privato fosse già informato del contenuto del bando, poi prorogato.
Non si fa attendere la replica dell’avvocato Giovanni Tarquini che difende l’assessore Curti: «È assurdo che per rimediare a distorsioni informative e scorrettezze di chi fa indagini, quindi al fine di tutelare la vita e salvaguardare l’onore e la dignità degli indagati – tuona il legale – si debba intervenire nel merito di vicende ed attività che dovrebbero restare coperte dal segreto delle indagini sancito dalla legge! Questo modo di comunicare e dare in pasto all’informazione pubblica dati e vicende sulle quali deve essere ancora fatta piena luce è inaccettabile e non consentito. Nello specifico, visto che, ahimé, occorre restituire dunque sin d’ora il giusto peso ad ogni cosa, si tratta di una ordinaria operazione di natura amministrativa che è stata svolta nella massima correttezza e con il massimo scrupolo ed attenzione, oltre che con competenza e pieno rispetto della legge e dei principi di buona amministrazione. Di questo se ne dovrà dare atto nel corso del procedimento, per cui attendiamo fiduciosi l'esito delle verifiche in corso, ben pronti a reagire ad ogni ingiusta contestazione e iniziativa».
Anche l’avvocato Gianni Franzoni, difensore di uno dei presidenti delle società sportive coinvolte, è netto: «La mia assistita si dichiara del tutto estranea rispetto agli addebiti, siccome al momento avanzati, avendo agito in modo del tutto corretto e nel pieno rispetto dei precetti imposti dalla procedura amministrativa relativa al bando di interesse. La mia assistita confida nel corretto corso delle indagini, fermo il fatto che farà valere le proprie ragioni in ogni fase è stato del procedimento ».
Sono invece quattro gli indagati – tre dipendenti e un soggetto privato – relativamente al bando per l’affidamento dei servizi di gestione delle multe della polizia locale dell’Unione Val d’Enza. «L’analisi ha fatto emergere presunte situazioni di incompatibilità in seno alla commissione aggiudicatrice»: lo riferisce la Guardia di finanza di Reggio Emilia, con una nota. Le perquisizioni dei finanzieri in borghese – coordinati dal pm Marco Marano – hanno avuto un antefatto: una prima perquisizione, risalente allo scorso 29 settembre, nel corso della quale sono stati acquisiti documenti nella sede dell’Ufficio Appalti dell’Unione (in via XXIV Maggio a Barco di Bibbiano). La prima perquisizione ha riguardato quindi l’acquisizione documentale del primo bando di gara: quello del 17 giugno, un unico lotto della durata di tre anni con possibilità di rinnovo per altri tre, dal valore stimato (comprensivo del rinnovo) di 555mila euro.
L’appalto se lo è aggiudicato la Maggioli Spa, azienda familiare di Sant’Arcangelo di Romagna che ha fornito Concilia, il software attualmente in uso alla polizia locale. Se le indagini proseguono, su questo bando delle multe il quadro viene ritenuto concluso e ben definito dagli inquirenti, con la seconda perquisizione (sul materiale informatico di cellulari e computer). Dagli atti gli uomini del colonnello Filippo Ivan Bixio hanno ravvisato presunte situazioni di incompatibilità in seno alla commissione aggiudicatrice: in particolare. alcuni dipendenti avrebbero ricoperto ruoli essenziali nella formazione e pubblicazione della gara ed erano presenti anche all’interno della commissione. Sempre per la Finanza. il bando aveva numerose clausole stringenti, che di fatto bastavano a escludere a priori i concorrenti favorendo un solo operatore economico.
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