Dopo l’interdittiva gli affari subito ripresi con un prestanome
Il caso Caspar Bus, società cartiera diventata operativa
Reggio Emilia Perseveravano, per citare uno dei tanti processi in cui è emerso il cognome dei Muto. Dagli atti emerge che il 19 novembre 2013, appena due mesi dopo l’interdittiva antimafia redatta a carico della Muto Logistica & Trasporti Srl dalla prefettura di Milano, i due fratelli Muto hanno creato una nuova società «al fine di eludere eventuali possibili azioni ablative conseguenti all’interdittiva antimafia». Ovviamente con qualche accorgimento, secondo gli inquirenti, per i quali la Cospar Bus è un caso da manuale.
Come recita la pagina Facebook pubblicitaria, la caspar Bus è una ditta di pullman che offre un servizio completo di trasporto persone sia in Italia che all’estero. Viene intestata al prestanome Salvatore Pangalli, con un capitale sulla carta di 10mila euro. Il resto è un copione già visto. «Dagli accertamenti bancari è stata acquisita la prova che la Muto Logistica & Trasporti è stata l’unica cliente (per giunta “in nero”) della Cospar nel primo biennio di vita (2014-2015), nonostante la Cospar non avesse dipendenti né veicoli. Inizialmente usata come società cartiera, la Cospar viene resa operativa solo dopo l’acquisto del primo camion il 19 gennaio 2015: e qui le date sono fondamentali, perché una settimana dopo è stato eseguito il sequestro beni a carico di Palmo Vertinelli e due settimane dopo è scattato il blitz di Aemilia. Da maggio 2016 la società assume Cesare Muto, per poi procedere con operai già assunti in precedenza dalle aziende riconducibili a Giuseppe Giglio. I commercialisti che seguono la Cospar sono altri due nomi ricorrenti: Donato Clausi e Leonardo Villirillo.
«Le intercettazioni captate hanno permesso di dimostrare in maniera inconfutabile che la Cospar è gestita in tutto e per tutto dai fratelli Muto, che elargiscono uno stipendio a Pangalli invertendo i ruoli di titolari e dipendenti». Pangalli è formalmente unico socio e amministratore della società, ma è lui a chiamare «capo» i Muto ed è lui a ubbidire alle istruzioni su quello che c’è da fare, mentre dall’altra parte i fornitori si rivolgono abitualmente ai Muto per risolvere le problematiche. Una ditta di Ravenna chiama un cellulare perché mancano i programmi del trasporto. «Ma sono sempre io, Yuri!», risponde Cesare Muto. «Ah! Hai cambiato ragione sociale ma sei sempre te!». «No, c’è un altro che mi aiuta...l’e-mail è cambiata... però rimango io sempre». Lo stesso dicasi per un’altra ditta di Ferrara che deve sottoscrivere un contratto di fornitura. L’ignaro interlocutore: «Io avrei bisogno di timbro e firma da parte dell’amministratore... tu che dici riusciamo a vederci con lui in zona autostrada tra Modena e Reggio?». «Non ti disturbare... te lo mando fino in sede, io», è la risposta.
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