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L’orrore piomba in tribunale: in un audio Cecilia agonizzante

Tiziano Soresina
L’orrore piomba in tribunale: in un audio Cecilia agonizzante

Femminicidio di via Patti. Lo strangolamento durante gli atti sessuali

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Reggio Emilia L’orrore piomba nell’aula di Assise e ammutolisce tutti i presenti.

Un sonoro angosciante, da brivido. Sono gli ultimi istanti di vita della peruviana 34enne Juana Cecilia Hazana Loayza. Si sentono i suoi disperati lamenti mentre l’ex fidanzato 26enne Mirko Genco la strangola al culmine di un doppio rapporto sessuale d’estrema brutalità.

Il tutto estratto dal lungo file-audio (56 minuti) registrato quella notte sul cellulare dall’assassino. Un mix terribile di rumori: dal piacere sessuale ai gorgoglii della vittima strangolata più volte a mani nude e con una violenza tale da romperle l’osso ioide. È uno dei momenti più drammatici della deposizione del maresciallo capo dei carabinieri Giuseppe Milano, mentre è interrogato dalla pm Maria Rita Pantani che fa ascoltare in contemporanea gli audio-chiave su cui s’innestano le parole descrittive del militare che ha svolto le indagini. Un’analisi cruda di quei momenti – si sentono i rumori di una cintura che si slaccia, una zip che scende, frasi volgari, conati di vomito – in cui si contrappongono le valutazioni dell’accusa («Cecilia, palesemente ubriaca, ha subìto quei rapporti sessuali protrattisi durante i tentativi di strangolamento») a quelle della difesa (Genco da sempre descrive il primo rapporto sessuale come consenziente). L’imbarazzo in aula si tocca con mano, teste chine un po’ di tutti mentre ascoltano (magistrati, avvocati, il pubblico presente, molte le volontarie dell’associazione “Nondasola”), lo sconcerto regna sovrano.

Genco si agita, è in difficoltà ad ascoltare quell’audio agghiacciante, si rivolge prima al difensore (l’avvocatessa Alessandra Bonini) e poi alle guardie carcerarie che gli fanno da scudo. Sono da poco passate le tre di quell’orribile 20 novembre dell’anno scorso quando l’omicida chiude l’audio dell’orrore. Cecilia distesa a terra nel parco di via Patti è agonizzante, ma non è ancora morta. Filmati di sorveglianza e tabulati telefonici ci diranno che Genco prima cerca di andarsene da lì contattando un taxi (tenta di chiamare anche il nonno), poi cambia idea, prende dalla borsetta di Cecilia le chiavi di casa, sale nell’appartamento (dove stanno dormendo la madre e il bimbo della vittima), prende in cucina un coltello e intorno alle quattro meno dieci uccide l’ex fidanzata con più fendenti. Sono le quattro e ventun minuti quando un filmato ritrae il 26enne mentre si lava le mani nella fontana del parco adiacente alla stazione ferroviaria dove poi prenderà il treno per Parma.

Sempre il teste Milano, in precedenza, ha ricostruito di quella tragica notte l’arrivo a Reggio in taxi di Genco che, attraverso delle foto messe su Instagram da Cecilia, sa di trovarla nel bar Hot Chili, in centro. File audio e telecamere “dicono” che sono diversi i rifiuti della donna a farsi accompagnare dall’ex fidanzato («Facciamo che non è successo niente, vado a casa mia da sola e tu vai a a casa tua. Lasciami in pace»), ma lui non demorde, la prende sottobraccio lungo via Emilia San Pietro, dice di essere cambiato, che non è più violento e cerca di baciarla sotto i portici. Poi al parco, vicino all’abitazione della 34enne, l’omicidio.

Vengono anche analizzati i 16.680 messaggi che contrassegnano il rapporto fra i due, dall’agosto sino alla notte del delitto. Con lei costretta a bloccare il numero di Genco su WhatsApp dal 6 al 19 novembre, perché l’ex è molto insistente («Basta, hai bisogno di uno psichiatra, di un aiuto, non voglio più avere contatti con te»), mentre a fine settembre, quando il 26enne è ai domiciliari a Parma, Cecilia lo va a trovare, fanno sesso nel garage e in un hotel (da qui l’accusa di evasione). Un rapporto altalenante, a volte intenso sul piano passionale: «C’è complicità sessuale – spiega il carabiniere – si scambiano foto o filmati dei loro rapporti intimi». Il difensore dirà al termine che «vi sono messaggi che dimostrano come fra i due la relazione sia continuata fra tira e molla fino a immediatamente dopo il patteggiamento (avvenuto il 4 novembre per stalking, ndr) e lei gli chiedeva spesso dei soldi». Sempre dalle chat emergono particolari gusti dell’imputato: sesso estremo (con soffocamento durante il rapporto), annunci sul web per prestazioni non a pagamento da solo o con una ragazza («Non sono emersi però coinvolgimenti di Cecilia» specifica il militare).

In avvio di udienza sono stati sentiti due carabinieri che hanno bloccato Genco il giorno stesso del delitto: entrambi dicono di aver notato tracce di sangue sotto le unghie dell’arrestato che confessa subito, già nell’auto di servizio: «Non picchiatemi, sono stato io».

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