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«Un profilo criminale qualificato che ha fatto arricchire la cosca»

«Un profilo criminale qualificato che ha fatto arricchire la cosca»

Secondo il pm Beatrice Ronchi i due «potrebbero continuare per decenni»

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Reggio Emilia «Un profilo criminale qualificato». Così il pm Beatrice Ronchi definisce i fratelli Antonio e Cesare Muto.

I due Muto, detti “Ciampolini”, secondo l’accusa «hanno stabilmente messo le società a loro riconducibili a servizio del sodalizio ’ndranghetistico emiliano, in tal modo divenendo lo strumento per l’arricchimento e il rafforzamento della consorteria, la quale ha una vocazione spiccatamente imprenditoriale e si caratterizza per la messa in opera sistematica di operazioni illecite nel campo del riciclaggio, della falsa fatturazione, del reimpiego».

L’intestazione fittizia (insieme alle fatture false) è lo strumento principe che spunta da ogni dove: è la strada maestra e pervasiva per produrre profitti. «Un’ampia diffusione – prosegue Ronchi – che dà la portata del fenomeno criminale e della sua sistematicità».

In generale secondo l’accusa i fratelli Muto «sono nelle condizioni per continuare a operare come hanno sempre fatto da decenni, ponendo in essere affari con la ’ndrangheta per aumentare e velocizzare i propri guadagni e per condividere i proventi con la cosca mafiosa, anche a vantaggio dei detenuti. I Muto si sono rivelati estremamente abili negli investimenti di carattere illecito, nelle operazioni fittizie e simulate volte a occultare il patrimonio o a liquidarlo facendo sparire i proventi delle cessioni. La spiccata capacità a delinquere dimostrata, nonché i legami dei Muto mantenuti nel tempo (e mai interrottisi) con la ’ndrangheta – secondo il pm Ronchi – sono del tutto capaci di renderli in grado di aggirare le disposizioni» che potrebbe prendere il tribunale «anche coinvolgendo, tramite terzi, compiacenti acquirenti di buona fede secondo una strategia collaudata».

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