Scarcerato Carmine Sarcone
Decorsi di termini per la custodia cautelare per effetto della sentenza di Cassazione. Il minore dei quattro fratelli è tornato a Bibbiano, sottoposto alla sorveglianza speciale
Reggio Emilia È stato scarceratolo – e subito sottoposto alla sorveglianza speciale – Carmine Sarcone, 43 anni, il minore dei fratelli. Per effetto dell’annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado deciso dalla Cassazione (che ha deciso che il processo d’Appello è da rifare) è scattata la decorrenza dei termini di custodia cautelare. Con la pronuncia della Cassazione è diventata esecutiva la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, eseguita nei giorni scorsi dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Reggio.
Carmine Sarcone è tornato in quel di Bibbiano, sotto stretta sorveglianza; la misura, della durata di cinque anni, prevede l’obbligo nel Comune di residenza e il divieto di lasciare l’abitazione durante la notte. Qualsiasi spostamento deve essere comunicato.
Carmine è il più piccolo dei fratelli Sarcone: Nicolino e Gianluigi, capi della cosca ’ndranghetista emiliana collegata ai Grande Aracri di Cutro, e di Giuseppe Sarcone Grande, ritenuto figura apicale dell’operazione Perseverance del marzo 2021.
Carmine è stato arrestato il 23 gennaio 2018 in uno dei rivoli di Aemilia con le accuse di associazione mafiosa e intestazioni fittizie: secondo il pm della Dda Beatrice Ronchi dopo che il clan Sarcone era stato decapitato il 43enne avrebbe assunto il ruolo di reggente. Per l’accusa le intercettazioni e le rivelazioni dei pentiti dimostrerebbero che il compito di dirigere e dirimere le controversie sarebbe passato a Carmine, sulla base delle indicazioni dei fratelli dietro le sbarre. Accuse che l’interessato, difeso dai legali Stefano Vezzadini e Salvatore Staiano, ha sempre respinto con forza.
L’iter giudiziario che lo riguarda è stato tortuoso. In primo grado Carmine è stato condannato nel 2019 in rito abbreviato dal gup di Bologna a dieci anni di reclusione. Nel novembre 2020 la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna con uno sconto: nove anni. Il capovolgimento però si è verificato in Cassazione: nell’aprile 2020 la Suprema Corte, ritenendo che gli elementi «mancano di un effettivo e critico vaglio» capace di indicare «oggettivamente» il «rapporto di stabile e organica compenetrazione» nella cosca, ha fatto deragliare il doppio binario del metodo mafioso e della partecipazione associativa. «Attendiamo l’inizio del nuovo processo, non ancora fissato», ha detto l’avvocato Vezzadini.
«L’accaduto denota disattenzione – è intervenuta l’onorevole del M5S Stefania Ascari – Non è possibile che vi sia una scarcerazione per decadenza dei termini. L’intero sistema detentivo va riformato».
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