«Ti pago per toccare tua figlia». Il 75enne condannato a un anno
Nel 2015 l’uomo ha offerto 500 euro alla madre per atti sessuali con la bambina. Il reato è stato derubricato in adescamento di minore. L’accusa ha chiesto 4 anni
Reggio Emilia Ha offerto 500 euro alla madre per fare sesso con la figlia di 12 anni. «Solo toccamenti e baci nelle parti intime, niente che faccia male», è la frase riferita dalla mamma, che terrorizzata è corsa a denunciare il 75enne. L’anziano è finito alla sbarra con la gravissima accusa di tentati atti sessuali con minore di 14 anni: rischiava fino a dieci anni di carcere. Ieri il pm Maria Rita Pantani ha chiesto una condanna a quattro anni per il reato derubricato in adescamento di minori. E il collegio giudicante ha emesso ha sentenza di condanna a un anno (pena sospesa), più un risarcimento alle parti civili: 20mila euro per la madre, presente in aula, e 5mila euro per la onlus antipedofilia La Caramella Buona che ha fornito supporto e assistenza legale.
La denuncia è stata formalizzata il 18 novembre 2015, ma i fatti sono antecedenti. Secondo la madre africana quell’uomo, con il quale lei si è incontrata una decina di volte al bar per la colazione, sapeva delle sue difficoltà economiche; e in uno di questi incontri il 75enne le avrebbe chiesto di “vendere” la figlia, facendo apprezzamenti alla bambina. La madre prima ha tentato di scherzare («ti dò una mia amica adulta»), poi comprendendo che l’uomo diceva sul serio e sostenendo che pedinava la piccola anche al di fuori del percorso scolastico si è rivolta alla Caramella Buona, che si è attivata facendo scattare gli accertamenti della Squadra Mobile. Circostanze che l’imputato ha sempre negato.
Ieri il processo, che ha fatto scalpore, si è concluso. Il pm Pantani ha proposto una severa condanna, con l’esclusione delle attenuanti «perché l’imputato non ha ammesso». Secondo l’accusa il 75enne, con sguardi tutt’altro che paterni e apprezzamenti alla bimba «che riteneva già donna», ha tenuto «un atteggiamento inequivocabile» volto a fare sesso a pagamento; e poco importa che il fine non sia stato raggiunto «per cause indipendenti alla sua volontà».
L’avvocato di parte civile Monica Nassisi, che ha tutelato la Onlus e il genitore, si è associata alle richieste dell’accusa, sottolineando che la madre è credibile, visto che non ha interessi personali o motivi di ritorsione verso il 75enne. Il legale ha proposto il risarcimento poi concesso in modo definitivo (non si andrà in sede civile).
«Questo è il classico processo alle intenzioni nei confronti una persona che non sta bene», ha replicato nell’agguerrita arringa l’avvocato difensore Raffaella Pellini. Il legale ha cercato di ridimensionare il quadro generale: a suo avviso «non si può configurare» alcun reato perché «come risulta dagli atti» il 75enne ha sempre parlato con la madre, con la quale era in rapporti amicali, e non ha mai avvicinato da solo la dodicenne. Proprio la madre avrebbe avuto un tornaconto di tipo economico (mirava a «un risarcimento cospicuo») nella vicenda: «Mentre era seduta al tavolino la donna registrava la conversazione, a dimostrazione della volontà di precostituire prove che erano solo fantasie». Sempre la madre avrebbe poi influenzato le figlia ripetendole «quell’uomo è cattivo». Per il difensore «manca l’approccio con la minore e manca l’adescamento: il mio assistito va assolto». Il 75enne non era presente in tribunale perché, come ha spiegato il legale, «non in grado di reggere un processo: ha problemi psicologici, soffre di depressione da anni ed è in cura al Centro Salute Mentale. Qui si cerca di approfittare di una persona fragile e disturbata». Il collegio presieduto dal giudice Cristina Beretti (a latere Giovanni Ghini e Antonella Bove) ha deciso una pena mite.
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