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Gessi Trassici e rocce carsiche uniche: la Regione avanza la candidatura all’Unesco

Gessi Trassici e rocce carsiche uniche: la Regione avanza la candidatura all’Unesco

La presentazione organizzata dalla Pro loco con Parco e Comune

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Villa Minozzo L’ottenimento di una risposta arriverà nei prossimi mesi, ma intanto è stata presentata a Sologno presso il Pala Sologno, la candidatura, avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, del carsismo nelle evaporiti e grotte dell’Appennino settentrionale al Patrimonio Unesco.

L’iniziativa organizzata dalla Pro loco di Sologno con il Parco nazionale e il Comune di Villa Minozzo vuole raccontare anche alla popolazione la candidatura e il valori dei gessi triassici in particolare.

I luoghi

La Riserva di biosfera Unesco al suo interno custodisce entrambi i tipi di evaporiti, ovvero rocce sedimentarie, quelle più antiche, triassiche della Val Secchia e quelle più giovani messiniane presenti tra Bologna e la Romagna anche nella zona collinare reggiana tra i Comuni di Albinea, Scandiano e Vezzano.

Nel corso della giornata sono previsti alcuni interventi tra i quali quello del professor Stefano Lugli, docente presso il dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’università di Modena e Reggio Emilia.

La candidatura a Word Heritage, patrimonio dell’umanità Unesco, comprende sette siti nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna: alta valle Secchia, bassa collina reggiana, gessi di Zola Predosa, gessi bolognesi, vena del gesso romagnola, evaporiti di San Leo, gessi della Romagna orientale.

Aree accomunate dalla presenza di rocce che si sono formate nel corso dei millenni in seguito all’evaporazione delle acque marine che ricoprivano queste zone e alla concomitante concentrazione dei sali minerali tra cui appunto il gesso. La candidatura si basa sul criterio VIII della convenzione del 1972 che fa riferimento a testimonianze straordinarie dei principali periodi dell’evoluzione della terra e riguarda una zona ricca di depositi evaporitici che generano forme carsiche, particolarmente significativa per lo studio della disgregazione del supercontinente Pangea avvenuta circa 200 milioni di anni fa.

L’intero complesso costituisce il primo e il più studiato carso evaporitico del mondo e questo sarà la candidatura italiana per il 2023.

La valutazione

Proprio nella prima settimana di novembre giungerà sul posto la valutatrice della candidatura che, appunto, visiterà tutti i siti candidati. Nel reggiano saranno visitate anche le fonti di Poiano interessate da una recente frana da crollo, che ne ha modificato l’aspetto in una sua parte. Si tratta di una naturale evoluzione del paesaggio in considerazione che le evaporiti triassiche sono rocce profondamente deformate e smembrate da complessi processi geologici. Sono, infatti, interessate da una circolazione idrica sotterranea che provoca la formazione di grandi vuoti e cavità sotterranee instabili; un fenomeno naturale che conferma un carsismo attivo, come indicato anche nel dossier di candidatura e che rappresenta proprio un esempio unico a livello mondiale di evoluzione rapidissima del paesaggio carsico.

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