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Guida ubriaco: 230 ore di pena

Serena Arbizzi
Guida ubriaco: 230 ore di pena

Il conducente dovrà svolgere lavori di pubblica utilità

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Reggio Emilia Guidava con un tasso alcolico superiore al limite consentito e ora dovrà espiare la pena svolgendo lavori socialmente utili in un ente che si occupa di tutte le categorie sociali. Mettendosi a disposizione degli altri, in poche parole, per riflettere sulle conseguenze che il suo gesto avrebbe potuto avere.

È sempre più frequente la traduzione in lavori di pubblica utilità della pena per chi guida in stato d’ebbrezza.

Il caso risale a tre anni fa ed è stato discusso ieri mattina davanti al giudice, dottor Dario De Luca.

Un automobilista è stato sorpreso con un tasso alcolemico di 1,70 grammi per litro mentre percorreva le vie della città. Le forze dell’ordine lo hanno fermato e, alla prova dell’alcoltest il risultato è andato ben oltre i limiti consentiti. Questo ha fatto scattare tutte le misure necessarie e ieri il procedimento giudiziario è giunto al culmine.

Il giudice ha stabilito il patteggiamento attraverso lavori di pubblica utilità.

L’automobilista sorpreso alla guida ubriaco, quindi, difeso dall’avvocato Andrea Mazzacani del Foro di Reggio Emilia, dovrà trascorrere 230 ore in un ente di Parma che si occupa di sociale.

Si tratta, come detto, di una sanzione sostitutiva delle pene detentiva e pecuniaria applicabili in caso di condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza. Consistono nello svolgimento di attività lavorativa non retribuita a favore della collettività.

I lavori di pubblica utilità si devono svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell'educazione stradale presso lo Stato, le Regioni, le province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze.

Con il decreto del ministero della Giustizia del 26 marzo 2001, si dispone che con la sentenza di condanna con la quale viene applicata la pena del lavoro di pubblica utilità il giudice individui il tipo di attività, nonché l’amministrazione, l’ente o l’organizzazione convenzionati presso il quale questa deve essere svolta e a tale scopo il giudice si avvale dell'elenco degli enti convenzionati.

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