Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia

«Prego per Giorgia ogni mattina»

Adriano Arati
«Prego per Giorgia ogni mattina»

L’ex leader di Cccp e Csi: «Ho votato per lei, potrei dire che la considero un’amica». Sul risultato delle elezioni: «Sono stato molto contento che la sinistra abbia perso»

4 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «Quando ho visto il risultato delle elezioni la mattina dopo, sono stato molto contento che la sinistra avesse perso. Da allora, ogni giorno prego per la Meloni».

Non ha perso il gusto per le frasi ad effetto e per le provocazioni verso quella che un tempo era la “sua” parte, Giovanni Lindo Ferretti. Nei giorni scorsi, l’ex voce di CCCP e CSI ha concesso nella sua casa di Cerreto Alpi un’intervista ad Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, in cui ha parlato di molti temi, compresa la politica e la vittoria del centrodestra alle elezioni nazionali.

Argomento che negli anni ha provocato tantissime amarezze per il pubblico di Ferretti, seguito con attenzione maniacale come pochi artisti italiani. Le prese di posizione pro-aborto, le dichiarazioni di voto per la Lega e ora per FdI, la partecipazione ai festival giovanili della destra Atreju, a lungo organizzati da Giorgia Meloni. La Meloni che ora, prima donna in Italia, si appresta a diventare a capo del Governo.

La Meloni che Ferretti con Scanzi ha definito «un’amica». E non solo, ma un oggetto di preghiera: «Quando ho visto il risultato delle elezioni la mattina dopo, sono stato molto contento che la sinistra avesse perso. Fino al giorno del voto, non sapevo se avrei votato o no. In campagna elettorale non mi è piaciuto nessuno e mi hanno innervosito tutti, Meloni compresa. Poi ho votato e ho votato lei. Vedendo al mattino di quanto avesse vinto, ho detto: “Povera Giorgia”. E ho recitato un’Ave Maria per lei. Da allora tutte le mattine dico una preghiera per lei», ha spiegato, in una dichiarazione ripresa sui social di mezza Italia con reazioni fra le più disparate.

Gli attestati di stima non si fermano: «Le preghiere arrivano perché è in una condizione impossibile: per la situazione generale, per la sua coalizione, per la natura degli italiani che sono ingovernabili. A Giorgia voglio bene, mi piace la sua storia e mi piace la sua mente politica. Mi piace che venga dalla povertà e che non sia ipocrita. Sono andato a pranzo tre volte con lei e potrei dire di ritenerla un’amica». Frasi che a molti sono apparse difficili da digerire, pronunciate da uno dei più grandi autori di testi italiani e per molti versi una vera “icona” di sinistra, con progetti chiamati CCCP e CSI, nomi difficili da equivocare, partiti dalla Reggio rossa, la «provincia più filosovietica dell’impero», per usare frasi del passato ferrettiano.

Ora, invece, la pesante sconfitta della sinistra è motivo di gioia. Nel dialogo, si definisce «molto contento, e non penso solo al Pd ma proprio a tutta la sinistra. Intanto è ridicolo che la prima donna Presidente del Consiglio sia di destra, dopo che per decenni la sinistra ce l’ha menata con le quote rosa. E poi sono molto contento perché, da persona cresciuta convinta di appartenere alla sinistra rivoluzionaria e progressista, ho scoperto con dolore – all’implodere dell’Urss – che io avevo sostenuto coloro che da sempre distruggono tutto ciò che amo e a cui mi sento legato».

Le possibili, o meglio probabili, accuse di “fascismo” non lo toccano, e anzi generano l’ennesima provocazione: «Mi metto a ridere. Io sono profondamente antifascista: sono antifascista da secoli. Questa è una casa di un antifascismo viscerale, perché tradizionale e cattolico, mentre il fascismo è ideologia e modernità. Sono profondamente antifascista, e questi antifascisti tre generazioni dopo, con le due precedenti ben dentro tutte le istituzioni del fascio, mi fanno ridere. Mia nonna me lo diceva sempre: “Tanta di quella gente che ora vedi con le bandiere rosse, prima della guerra portava le bandiere del fascismo e menava il nonno».

Inevitabile poi arrivare al rapporto più chiacchierato e controverso, quello con Massimo Zamboni, co-fondatore di CCCP e CSI. Anche perché un anniversario incombe, nel 1983 saranno quarant’anni dalla nascita dei CCCP, frutto di un incontro berlinese fra due reggiani.

Fra presentazioni congiunte ed altro, le attività comuni si sono intensificate, e la ricorrenza porterà altro: «Ci hanno già chiesto in qualche modo di celebrare la ricorrenza. Ho risposto così: “Sarebbe più gentile se, prima di farlo, aspettaste la mia morte”. Però credo che qualcosa faremo. Vediamo. Si tratta di ricreare quello stato di grazia dei Cccp. E gli stati di grazia non possono durare in eterno». Un’altra occasioni per ritrovare la persona con cui ha condiviso i momenti più alti. «Zamboni e i Cccp sono stati per me un dono immeritato, e viceversa. Io e Zamboni, per decenni, siamo stati una sola “unità mentale”. Io parlavo e lui mi capiva, lui parlava e io lo capivo. Così com’è cominciata, così è finita. E a quel punto, direi giustamente, ognuno di noi ha tirato fuori il peggio. Trentatré anni dopo la fine dei Cccp, di recente io e Zamboni abbiamo presentato insieme la nuova edizione del Libretto rozzo. Non sapevo come sarebbe andata il ritrovarsi sul palco. Invece è stato sorprendente, perché parlando di quel periodo è tornata anche quella sintonia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google