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Emergenza esondazione: cinquecento persone per la maxi esercitazione

Adriano Arati
Emergenza esondazione: cinquecento persone per la maxi esercitazione

Sette Comuni mobilitati per la simulazione. Test anche per il boa NoFloods comprato da Rubiera

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Rubiera Sette Comuni e cinquecento persone pronte ad affrontare esondazioni, piene, ponti che crollano, frane e boschi da sistemare in tutta fretta. È il risultato di una massiccia mobilitazione collettiva, che ha coinvolto enti pubblici, forze dell’ordine, corpi del soccorso e volontari, la lunga esercitazione “Tresinaro 2022” che ieri ha mobilitato buona parte della vallata del torrente Tresinaro appunto, da Viano e Baiso a scendere sino a Scandiano, Casalgrande e Castellarano per poi concludersi a Rubiera, lungo la via Emilia, dove il corso d’acqua si unisce poi al fiume Secchia.


Con i sei Comuni dell’Unione Tresinaro Secchia, c’era anche quello di Reggio Emilia con la frazione cittadina di Corticella, affacciata sul Tresinaro, di fronte al casalgrandese San Donnino di Liguria e alla periferia di Rubiera. È stato quello il punto del momento più “spettacolare” e impegnativo, la sistemazione di un biscione plastico di oltre un chilometro, argine artificiale che in caso di aumento improvviso delle acque permetterebbe di bloccare l’esondazione e di salvare centri abitati da migliaia di persone.


Il sistema, chiamato NoFloods, arriva dalla Danimarca, costa quasi 200mila euro ed è stato acquistato dal Comune di Rubiera – quello più a rischio in questo senso – grazie a finanziamenti regionali. È a disposizione di tutta la provincia reggiana. Una delle caratteristiche è la duttilità.
La struttura mobile si può gonfiare con l’aria ma pure con l’acqua, trasformando quindi il liquido potenzialmente pericoloso in una delle componenti della difesa.


“Tresinaro 2022” prevedeva diversi scenari di questo tipo. Le attività coordinate dalla Prefettura, Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e Protezione civile con gli enti locali e il coordinamento provinciale delle organizzazioni di volontariato hanno impegnato tutte le squadre e tutti gli operatori in contesti molto diversi fra loro, calibrati sulle caratteristiche idrogeologiche dei perimetri comunali, molto diversi fra loro.


L’allerta principale metteva al centro il Tresinaro, e il caso di una piena improvvisa e di grande intensità, capace di portare la portata al colmo a 280 metri cubi al secondo all’altezza di Cà de Caroli e dei suoi ponti, in pratica l’ingresso in pianura del torrente. Una simile quantità di acqua sarebbe in grado di provocare, secondo gli studi più aggiornati, un allagamento rapido e ampio, circa sette chilometri quadrati fra Arceto, Corticella, Rubiera (e vicine casse di espansione del Secchia) e parti di Scandiano e Casalgrande. Un’area fortemente antropizzata, dove l’acqua andrebbe a invadere quasi 800 edifici residenziali e 65 industriali. È qui che sono state montate le due sezioni della “boa” NoFloods, così da offrire protezione in prima battuta a Corticella.

Nei dintorni, gli altri gruppi di addetti hanno poi riempito di sacchetti e di teloni isolanti gli argini, sistemati motopompe per togliere acqua e motoseghe per rimuovere eventuali detriti vegetali e hanno installato gli strumenti con cui ridurre un fontanazzo tramite la costruzione di una “coronella”. Negli altri punti di esercitazione, le modalità erano molto diverse. Il vasto parco dei Popoli a Castellarano è diventata sede di una ricerca di feriti dispersi con unità cinofile, mentre in collina ci si è divisi fra lavoro con le motoseghe, al Faggiano di Rondinara a Viano, e nel controllo di una frana nella terra dei Calanchi, ovvero Baiso, operando sul fronte attivo di Ca’ dell’Esposto. I vigili del fuoco, poi, si sono messi all’opera ad Arceto, creando in tempi rapidi un sistema di teleferica sui due lati del Tresinaro all’altezza di via Caraffa.

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