Gazzetta di Reggio

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Emergenza siccità

Il Battisti costretto a razionare l’acqua di sorgente

Miriam Figliuolo
Il Battisti costretto a razionare l’acqua di sorgente

Aperture limitate al solo fine settimana nel rifugio di Ventasso

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Ventasso Il rifugio Cesare Battisti costretto a stoccare e razionare l’acqua, limitando le aperture in questo periodo ai soli fine settimana. La nota struttura, richiamo per tanti turisti e appassionati di montagna, non solo reggiani, si approvvigiona da una fonte che, come tutti i corsi d’acqua, subisce il contraccolpo della siccità, quest’anno arrivato a livelli record. Un fenomeno che richiede “correttivi” anche ai rifugi di montagna già da alcuni anni. «Purtroppo le poche piogge ci hanno portato alla necessità di un razionamento.

Per tutti i rifugi le sorgenti di montagna sono molto preziose perché spesso sono l’unica fonte per l’approvvigionamento idrico. La siccità, inoltre, rende il terreno non in grado di assorbire l’acqua e questa scende a valle», confermano dal Battisti, dopo l’allarme lanciato dal vice presidente del Cai reggiano, proprietario della struttura, Gianpaolo Montermini. «In questo momento – afferma Montermini in un’intervista rilasciata all’agenzia Dire – il Battisti è aperto solo il fine settimana perché le sorgenti che riforniscono il rifugio danno un minimo di acqua che garantisce l’apertura il sabato e la domenica. I gestori mi hanno detto però che la portata è calata moltissimo a causa della mancanza di piogge anche in questo periodo e a causa della mancanza di neve, dal cui scioglimento deriva quasi esclusivamente l’acqua delle sorgenti».

Negli ultimi due anni il Cai si è mosso per risolvere il problema: «Abbiamo aumentato la capacità di stoccaggio dell’acqua, quindi riusciamo ad accumularla durante le ore notturne quando non viene utilizzata, per essere poi erogata quando ci sono le punte dovute alla presenza di visitatori», spiega Montermini. Ma la tendenza generale del riscaldamento del clima e della mancanza di piogge e di precipitazioni nevose, fanno sì che ci sia sempre meno acqua alle fonti. Di qui la necessità di razionarne il consumo.

«Per il momento niente di strutturato – precisano dal rifugio –. Si tratta di affidarsi al buon senso e ad accorgimenti empirici come limitare l’uso dell’acqua allo stretto necessario, a volte tenere chiuso uno dei bagni e, per alcune ore al giorno, la fontana esterna, invitare i clienti, con cartelli esposti alle pareti, a evitare gli sprechi; usiamo poi vasconi specifici per stoccare l’acqua ad uso alimentare». La scarsità di acqua potrebbe incidere anche sulla produzione di rifiuti. «Se per caso venisse a mancare, lavare i piatti diventerebbe un grosso problema e bisognerebbe passare dai piatti in ceramica, lavati dalla lavapiatti, a quelli in plastica, col problema dell’aumento di rifiuti da portare a valle», sottolinea Montermini. Che solleva anche il tema della qualità della risorsa idrica legata alla presenza sulla nostra montagna di greggi di pecore al pascolo: «Il rischio è che le loro le deiezioni finiscano prima o poi nelle falde acquifere rendendo l’acqua non più potabile».

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