Imprenditore assolto dopo 5 anni. «Quelle fatture non sono fasulle»
Sotto accusa operazioni da oltre un milione e mezzo
Correggio Da cinque anni era in corso un autentico braccio di ferro legale, con al centro una segnalazione della direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate per frode fiscale riguardante l’imprenditore correggese 79enne Rossano Lugli titolare della ditta Plastmeccanica. Ora è arrivata l’assoluzione.
La segnalazione ha fatto scattare l’inchiesta del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Reggio, coordinata dalla pm Giulia Stignani. Per gli inquirenti l’azienda di Correggio – per evadere l’imposta sul valore aggiunto dal 2011 al 2014 – si sarebbe avvalsa di fatture fasulle con un ammontare che ha oltrepassato il milione e mezzo di euro: 510mila euro (pari a 102mila euro d’Iva) nel 2011, 105mila euro (pari a 22mila euro di Iva) nel 2012, 516mila euro (pari a 109mila euro di Iva) nel 2013 e 537mila euro (pari a 118mila euro di Iva) nel 2014. E sempre nello stesso periodo d’imposta (2011-2014) sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti dalla stessa Plastmeccanica. Stiamo parlando di una ditta che da oltre cinquant’anni progetta e realizza stampi e produce manufatti in materiale termoplastico e il legale rappresentante Lugli – spesso presente in aula, comunque tutelato dall’avvocato Roberto Sutich – si è difeso prima nell’udienza preliminare davanti al gup Dario De Luca (non evitando però nel 2019 il rinvio a giudizio), poi nel processo davanti al giudice Matteo Gambarati.
In dibattimento sono stati sentiti alcuni testimoni, tutti correlati alle fatture al centro delle accuse. Per la difesa queste deposizioni hanno provato come le fatture fossero legate ad operazioni vere (consulenze finanziarie e amministrative, materie plastiche), da qui la richiesta d’assoluzione per l’imprenditore. Di parere opposto la pm Stignani che ha chiesto la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. Dalla camera di consiglio il giudice Gambarati è uscito con l’assoluzione di Lugli con formula piena («perché il fatto non sussiste»). Sentenza assolutoria che porta il difensore Sutich ad ampliare il discorso a fine-processo. «Ritengo che spesso le procure recepiscono acriticamente gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate – sottolinea il legale – mentre poi in istruttoria si arriva a dimostrare che ciò che viene ritenuto falsificato, risulta pienamente vero. Trattandosi, come in questo caso, di un’impresa industriale pienamente attiva, con numerosi clienti e fornitori, che non ha certo necessità di ricorrere ad operazioni fittizie».
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