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“Il soldato senza nome” all’ex Opg: cala il sipario sul set in via dei Servi

Luciano Salsi
“Il soldato senza nome” all’ex Opg: cala il sipario sul set in via dei Servi

Ultimate le riprese della pellicola di Claudio Ripalti prodotta da Controluce

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Reggio Emilia L’ex ospedale psichiatrico giudiziario di via dei Servi è ridiventato il set di un film ambientato nei luoghi in cui venivano rinchiusi i malati di mente, veri o presunti.

Al suo interno sono continuate fino a martedì scorso le riprese de “Il soldato senza nome”, diretto da Claudio Ripalti e prodotto da Controluce con il sostegno del ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Ferrara. La storia, ispirata a fatti reali, si svolge nella città estense. È la tragica vicenda di un soldato che si finge impazzito per sfuggire alla carneficina della prima guerra mondiale.

Internato nel manicomio di Ferrara, è trattato da simulatore e subisce violente terapie psicofisiche. Le cose cambiano quando è trasferito in un’altra struttura, in cui lo curano in maniera appropriata, trasformandolo in un uomo nuovo. Tuttavia, è scoperto dai carabinieri, denunciato per diserzione e condannato a morte.

Gli attori sono i diplomati e gli allievi della scuola d’arte cinematografica Florestano Vancini di Ferrara, tra cui il protagonista e produttore Stefano Muroni. Alcune sequenze fondamentali sono state ricostruite a Reggio Emilia, dove, a differenza di Ferrara, esistono ancora le oscure celle di detenzione degli alienati. Infatti l’ex-Opg è stato chiuso definitivamente soltanto nel 2016, dopo il trasferimento degli ultimi quattro pazienti nella Rems di Castiglione delle Stiviere.

Da allora il secentesco convento dei Padri della Missione, poi adibito a luogo di reclusione, è abbandonato. La Provincia, che ne è proprietaria, l’ha messo in vendita e, nell’attesa di un compratore, non ha difficoltà a concederlo temporaneamente ai registi in cerca di quello specifico ambiente rimasto sostanzialmente immutato da un secolo. Nel 2018 vi è stato girato il film di Giorgio Diritti “Volevo nascondermi” sulla vita di Antonio Ligabue. Il celebre pittore fu ricoverato nell’ospedale psichiatrico San Lazzaro, i cui reparti, però, sono stati quasi tutti completamente trasformati dopo la chiusura. Quindi le celle dell’ex-Opg li hanno sostituiti, come hanno poi rievocato efficacemente lo scomparso manicomio ferrarese.

La realizzazione di questa ultima pellicola nella nostra città non ha impegnato solamente la Provincia.

Vi è coinvolto anche il Comune, che ha concesso gratuitamente l’occupazione di suolo pubblico dal 10 al 29 ottobre, il periodo nel quale erano previsti i trasferimenti del cast tecnico e artistico in terra reggiana.

Lo aveva disposto il provvedimento firmato il 17 ottobre da Valentina Galloni, dirigente dei Servizi culturali. Vi si assicurava «un supporto logistico alle riprese previste nel territorio comunale, in considerazione del fatto che si tratta di una produzione cinematografica di interesse pubblico e che pertanto, rappresenta un’opportunità di promozione culturale della città e del suo territorio».

La collaborazione ha comportato il supporto logistico alla effettuazione delle riprese da parte dei Servizi comunali. Nella nostra città si erano da poco concluse anche quelle del film sulla vita di Enzo Ferrari ambientate in via Emilia San Pietro.

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