Sgomberata l’Enocianina. «Costretti a lasciarla»
Eseguito l’esproprio. Ma la famiglia: «Noi viviamo lì»
Reggio Emilia Dopo anni di battaglie legali tra Comune e proprietà, ieri mattina è avvenuto lo sgombero dello stabile dell’Enocianina Fornaciari di viale IV Novembre 5, con l’entrata in possesso da parte del Comune, proprietario dell’area in precedenza espropriata dall’ente pubblico.
Lo stabile è al centro di numerose polemiche con la famiglia Fornaciari che afferma di risiedervi, oltre ad attuare lì l’attività, come si legge sul sito web, di produzione di enocianina, antociani ed estratti d’uva per la colorazione e aromatizzazione naturale di bevande.
Il procedimento di sgombero è durato ore e, dopo le iniziali resistenze, la famiglia si è trasferita. In viale IV Novembre sono arrivati carabinieri e agenti della polizia locale, oltre a dirigenti e funzionari del servizio patrimonio del Comune di Reggio Emilia e l’avvocato difensore della famiglia Fornaciari, Raffella Pellini, insieme ad alcuni cittadini. Questo passaggio costituisce un’ulteriore tappa del progetto di realizzazione della nuova sede del Comando di polizia locale, che sorgerà sulle ceneri del vecchio edificio della storica Enocianina Fornaciari, che verrà demolito.
«Si tratta di un passaggio tecnico importante, che consente ora di procedere all’avvio dei lavori del nuovo Comando, dato che anche le operazioni di gara per l’assegnazione delle opere sono state espletate», fanno sapere dal Comune.
L’entrata in possesso avviene dopo un contenzioso amministrativo che ha visto sette pronunciamenti tutti favorevoli al Comune, sia da parte del Tar sia del Consiglio di Stato, con ordinanze o sentenze.
Nelle diverse azioni legali, tra la fine del 2019 e il luglio 2022, la precedente proprietà dell’immobile, contraria all’esproprio dell’area e dei beni immobili insistenti sulla stessa, aveva impugnato l’approvazione e l’adozione del Programma di riqualificazione urbana (Pru) del Comune, il progetto definitivo della nuova sede della Polizia Locale e, per tre volte, il decreto di esproprio. I ricorsi sono stati respinti o ne è stata dichiarata l’improcedibilità.
«Il Comune poteva avvalersi dell’entrata in possesso già lo scorso maggio – fanno sapere da piazza Prampolini – poiché ne aveva titolo, tuttavia ha acconsentito a una proroga, prevedendo il 29 luglio successivo quale data da cui esercitare il possesso, per consentire alla precedente proprietà di espletare le diverse azioni necessarie a liberare completamente gli spazi. Date le ulteriori istanze sollevate, è stata concessa successivamente una proroga fino al 30 settembre scorso; si è infine atteso l’esito di un ulteriore ricorso, respinto a sua volta, il 12 ottobre».
Ieri è stata quindi la giornata decisiva per la liberazione degli spazi di viale IV Novembre con una deroga – sulla base di atto scritto e firmato dalle parti – fino alla metà del dicembre prossimo per il completo svuotamento dell’immobile.
Durante la giornata di ieri si sono susseguite diverse fasi: dalla verbalizzazione del procedimento di entrata in possesso e, nei fatti, di sgombero, dell’edificio, al cambio delle serrature. È, quindi, la fine di un’epoca per l’Enocianina Fornaciari.
«Non discuto i provvedimenti giuridici che si rispettano – premette l’avvocato Pellini, che rappresenta la famiglia –. Il problema è a monte, nella scelta politica dell’Enocianina come Comando della polizia locale sulla base di presupposti che non rispondono alla realtà. In questo caso, si parlava di immobile disabitato, mentre vi risiedono quattro persone, con tanto di certificati di residenza. Inoltre, quando un immobile è abbandonato, il Comune provvede a compiere gli accertamenti del caso, ma qui, fino a prova contraria, esistono anche delle utenze domestiche. E il certificato di residenza è un atto dello stesso Comune che ora dice a questa famiglia che se ne deve andare. Questo è l’aspetto che stona di tutta la vicenda rispetto a un’amministrazione che parla di “Città delle persone”».
La famiglia che ieri ha abbandonato lo stabile è composta da quattro persone: marito e moglie, l’ingegner Aldino Fornaciari e Renata Braglia, e due figli maggiorenni.
«Chi ha fatto istruttoria? Questo il quesito che ci si deve porre – attacca l’avvocato Pellini –. Dal mio punto di vista, quello che posso fare ora è sensibilizzare anche la città sotto questo profilo in attesa dei procedimenti che sono ancora in fase di giudizio. Ricordo che la famiglia viveva qui dal 1946: non si parla, dunque, di pochi anni. Il Comune, nel suo verbale, ha scritto che la famiglia espropriata dovrà trovare temporanea collocazione. Dovrà trovare, nel senso che “sarà costretta”».
I provvedimenti ancora in corso sono di vario tipo e riguardano, ad esempio le esecuzioni immobiliari. La famiglia Fornaciari ha anche sporto una denuncia perché si indaghi sull’aggiudicazione del capannone, in fase d’asta, da parte di un soggetto egiziano, per capire se sia un prestanome o meno.
La vicenda dell’Enocianina Fornaciari ha anche un risvolto ambientale. «Verrà abbattuto un patrimoni o di verde consistente sulla base di un censimento effettuato – aggiunge il legale – E, ripeto, qui è stato dichiarato che non ci viveva nessuno, invece c’era una famiglia di quattro persone, oltre ad esserci un’attività».
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