Patteggia 2 anni e 8 mesi per spaccio
Il 31enne aveva due etti di cocaina nascosti negli slip. La pena non è sospesa
Reggio Emilia Aveva quasi due etti di cocaina nascosti negli slip. Il 31enne ha patteggiato ieri in tribunale due anni e otto mesi (pena non sospesa) e 15mila euro di multa per il reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.
I fatti risalgono al 14 ottobre, due settimane fa: quel venerdì sera in via Wybicki la Squadra Mobile ha fermato per un controllo un’auto a noleggio. Un fermo mirato: i poliziotti già sospettavano che il marocchino 31enne al volante – in regola con il permesso di soggiorno – fosse coinvolto in un traffico di cocaina. La perquisizione personale e del veicolo innervosiva il nordafricano e consentiva agli agenti di fare centro: il 31enne aveva addosso – per la precisione all’interno degli slip e in una tasca del pantalone – 172,5 grammi di cocaina (suddivisi in due confezioni sottovuoto del peso di 112,5 e 60 grammi) e 1,6 grammi di hascisc. Per gli agenti «sostanza tutta destinata, in considerazione del quantitativo lordo e delle modalità di confezionamento e custodia, alla cessione a terzi», cioè allo spaccio. Il 31enne aveva anche 700 euro in contanti, subito sequestrati.
Ai domiciliari da allora, in sede di convalida l’imputato – con precedenti penali relativi a due passate condanne – non aveva risposto alle domande del giudice, ma nel corso di dichiarazioni spontanee aveva raccontato delle difficoltà di quel periodo in cui si era separato dalla moglie, aveva perso il lavoro e iniziato a sniffare. «Sì, ho sbagliato e l’ammetto, chiedo scusa», aveva affermato dicendosi pentito dell’accaduto.
Ieri la direttissima si è conclusa davanti al giudice monocratico Matteo Gambarati che ha sancito il patteggiamento siglato tra l’accusa (il pm titolare del fascicolo è Giacomo Forte) e dall’avvocato difensore di fiducia Giuseppe Caldarola. Il 31enne resta dunque ai domiciliari finché la condanna non diventerà definitiva, ma ha ottenuto l’autorizzazione a uscire per recarsi al lavoro e risollevarsi. Il giudice ha anche riconosciuto le attenuanti generiche. «Il mio assistito non è uno spacciatore abituale: in un momento di difficoltà, durato appena due mesi, è entrato nel tunnel della cocaina, che in parte consumava e in parte vendeva – ha commentato l’avvocato Caldarola – La questura ha anche verificato lo stato Inps e si ha avuta conferma del fatto che ha sempre lavorato, a parte quel breve periodo di smarrimento».
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