Sindacati all’attacco: «Sostegno da riformare, ma non da eliminare»
Sesena (Cgil): «Ha salvato un milione di italiani»
Reggio Emilia Potenziarlo? Sì. Riformarlo? Magari. Eliminarlo? Proprio no.
Gli esponenti di Cgil, Cisl e Uil concordano: il reddito di cittadinanza non va abolito. Il dibattito è entrato nel vivo dopo le parole pronunciate dalla premier Giorgia Meloni alla Camera.
La presidente del Consiglio ritiene lo strumento di contrasto alla povertà «una sconfitta». D’altronde, nel programma elettorale di Fratelli d’Italia (di cui Meloni è leader nazionale) è scritto come il reddito di cittadinanza vada sostituito «con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro».
Una posizione da cui discorda con fermezza Cristian Sesena, segretario generale della Cgil di Reggio Emilia. «Il reddito di cittadinanza è una misura assolutamente necessaria – ribatte il sindacalista – perché ha tenuto a galla più di un milione di italiani in una situazione complicatissima. Secondo noi la misura non va abolita, ma andrebbe perfezionata».
Il segretario della Cgil identifica possibili perfezionamenti nelle misure attive a sostegno dell’occupazione. «Non possiamo però partire dal presupposto, come dice Meloni, che chiunque può lavorare non ha bisogno del reddito di cittadinanza – replica Sesena –. Se all’atto pratico la persona non ha il lavoro fa comunque la fame».
Il sindacalista invita a esaminare casi concreti. «Spesso si dice che il reddito di cittadinanza sia percepito dai giovani che preferiscono non lavorare – aggiunge il segretario della Cgil –. Tuttavia, gli studi mostrano come i percettori abbiano per lo più dai 45 ai 55 anni e siano soprattutto donne che fanno fatica a ricollocarsi nel mondo del lavoro. Si sente dire come i percettori siano giovani a cui piace stare sul divano. In realtà, i redditi sono erogati alle famiglie e non ai singoli cittadini».
Sesena è consapevole come vi siano stati casi in cui la misura sia stata erogata a chi non ne aveva diritto. «Gli abusi vanno condannati – sferza il sindacalista –, come accade in ogni campo. Gli aspetti negativi sono però minoritarie rispetto a quelli positivi. Si mostrano gli abusi del reddito di cittadinanza, non che chi legittimamente lo percepisce fa mangiare il figlio per tre mesi senza dover andare alla Caritas».
Favorevole al mantenimento del reddito di cittadinanza (con un’importante premessa) Rosamaria Papaleo, segretaria generale della Cisl Emilia Centrale.
«Il reddito di cittadinanza va mantenuto nella sua forma di contrasto alla povertà – sottolinea Papaleo – ma non può diventare una sostituzione al lavoro».
Il giudizio della sindacalista è ancora più netto. «Sul reddito di cittadinanza siamo stati critici sin dall’inizio – aggiunge la segretaria della Cisl – per il modo in cui è stato costruito». Ancor più nello specifico, Papaleo considera che sulle politiche attive di ricerca del lavoro in Italia si sia investito «poco e male».
Senza dimenticare un aspetto su cui concordano con la Cisl sia la Cgil sia la Uil: la difesa della legalità contro i “furbetti”. «Abbiamo visto come vi siano stati tanti casi di truffe legate al reddito di cittadinanza – dice Papaleo –. Esiste il rischio che il lavoro nero possa crescere con il reddito di cittadinanza in un Paese nel quale c’è già tanto lavoro nero».
Sull’importanza dei controlli sui percettori del reddito di cittadinanza si spende anche Luigi Tollari, coordinatore generale Uil Modena e Reggio Emilia.
«Il problema vero è un efficace controllo di chi lo percepisce indebitamente a discapito della collettività – interviene Tollari – e la mancanza di quegli strumenti per offrire un alternativa occupazionale facendo in modo di distinguere tra chi non può e chi non vuole lavorare. Rendendo giustizia al principio del sussidio stesso».
Il coordinatore della Uil sostiene che, al netto dei “furbetti”, lo strumento introdotto nella passata legislatura vada mantenuto. «Credo che il reddito di cittadinanza sia uno strumento importante in difesa di chi non può lavorare perché non possa scivolare sotto la soglia di povertà – spiega Tollari –. Un dato preoccupante è in costante aumento nel nostro Paese».
D’altra parte, il coordinatore della Uil colloca la misura in un solco più ampio: «Tutti i Paesi europei hanno strumenti come il reddito di cittadinanza per dare risposte universali a persone in difficoltà». Con una postilla: «Gli abusi vanno condannati».
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