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La tragedia di Gaida «Le nostre vite distrutte ma non siamo soli»

La tragedia di Gaida  «Le nostre vite distrutte ma non siamo soli»

Il padre delle vittime: «Dio decida per chi guidava»

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i Serena Arbizzi

Reggio Emilia «Hanno partecipato in tanti al funerale, in Albania, dei nostri figli e del nostro nipotino di appena un anno e mezzo. Sappiamo di non essere soli, nell’affrontare un dolore che, ogni giorno, diventa sempre più grande. È dura, durissima, sopravvivere a questo macigno che ci è piombato sul cuore».

Risponde da Durazzo con le stesse enormi, dignità e compostezza che ha dimostrato alla camera ardente e alla partenza dei feretri con i suoi angeli l’Albania, Ardian Hyseni, papà di Shane, 22 anni, Resat, 11, e Rejana, 8, e nonno di Mattias, di nemmeno 2 anni. I quattro erano sulla Fiat Stilo guidata da Orjol Lame, compagno di Shane. L’auto si è schiantata a una velocità folle contro il muro di un immobile disabitato, sulla via Emilia, a Gaida. Lame è risultato positivo al test tossicologico e le indagini hanno accertato che non aveva ancora ottenuto i documenti necessari per rimanere in Italia.

Ardian, da parte sua, era arrivato in Italia, in provincia di Matera, nel 1991: ora si tratterrà a Durazzo insieme alla moglie Anjeza, non si sa con esattezza quando rientreranno a Reggio Emilia. «Per il momento non abbiamo in programma di ritornare – spiega –. La nostra vita è distrutta. E così anche quella di tante altre persone: meno male che mio fratello aveva allertato un medico e tre infermieri, per i funerali dei nostri quattro angeli. Tanta gente è svenuta, per il dolore. Qui, le nostre usanze prevedono che per 40 giorni dalla sepoltura riceviamo visite di condoglianze. Sono arrivati parenti da tutta Europa. Grazie a Dio non siamo soli. La notte è il momento più duro, dopo dodici giorni dalla tragedia: quando gli altri se ne vanno. Io e mia moglie, spesso, non riusciamo a dormire».

Nel frattempo, Orjol Lame è ancora ricoverato in gravi condizioni al Santa Maria Nuova. «Non lo abbiamo sentito: non so cosa sia successo, ma non è normale andare a quella velocità – aggiunge Ardian –. Dio decida per lui. Quando è nato il bambino ha presentato richiesta per il permesso di soggiorno. Aspettava una risposta». l





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