Fine vita, 17 Comuni reggiani senza alcun testamento biologico
Il capoluogo fanalino di coda nel rapporto tra disposizioni e abitanti over 18
Reggio Emilia Testamento biologico, questo sconosciuto. Le decisioni sul fine vita non sembrano riguardare quasi un territorio comunale reggiano su due.
A porre la questione è l’associazione Luca Coscioni, da anni attiva sul tema. La legge di bilancio del 2018 ha finanziato l’istituzione mediante il ministero della Salute di una banca dati a livello nazionale. Nell’archivio digitale vanno inseriti i testamenti biologici (o “disposizioni anticipate di trattamento”).
Tali documenti hanno un valore legale e rappresentano le decisioni estreme che una persona (o un proprio incaricato di fiducia) può chiedere di adottare qualora non sia più in grado d’intendere e di volere.
La banca dati nazionale è aggiornata di volta in volta in caso di rinnovo, modifica o revoca dei testamenti biologici. L’obiettivo è garantire la piena accessibilità delle decisioni sia da parte dei medici sia da parte dei diretti interessati e dei loro fiduciari.
L’associazione Luca Coscioni ha pubblicato una graduatoria nazionale sulla base dei dati trasmessi dalle Prefetture e dagli uffici di Stato civile dei Comuni.
I dati pubblicati di seguito sono aggiornati alle 14,30 di sabato 29 ottobre. In provincia di Reggio Emilia, sono 25 Comuni in cui è stato trasmesso almeno un testamento biologico. In ordine alfabetico sono: Albinea, Bagnolo, Baiso, Campagnola, Campegine, Canossa, Carpineti, Casalgrande, Castellarano, Castelnovo Monti, Cavriago, Guastalla, Luzzara, Montecchio, Novellara, Poviglio, Quattro Castella, Reggio Emilia, Reggiolo, Rolo, Rubiera, San Polo, Sant’Ilario, Scandiano e Vezzano.
A Carpineti risultano 13 testamenti biologici, che non sono stati tuttavia caricati nella banca dati. Non v’è traccia delle decisioni sul fine vita a Bibbiano, Brescello, Boretto, Campagnola, Cadelbosco Sopra, Casina, Castelnovo Sotto, Correggio, Fabbrico, Gualtieri, Rio Saliceto, San Martino in Rio, Toano, Ventasso, Vetto, Viano e Villa Minozzo.
I dati elaborati dall’associazione permettono di scavare ancor più in profondità. Si apprende dunque che i testamenti biologici abbandonano a Quattro Castella (123 disposizioni sul fine vita), Scandiano (91) e Casalgrande (86). Cavriago (74 testamenti biologici), Rubiera (71) e Montecchio (70) precedono la città del Tricolore. Nel capoluogo provinciale sono stati registrati (tutti inseriti nella banca dati) 55 testamenti biologici.
Il rovescio della medaglia è rappresentato da Castelnovo Monti (7 testamenti biologici), Baiso (11), Canossa (13), Carpineti (idem), Vezzano (15), Campegine (16), Luzzara (17) e Reggiolo (18).
L’associazione s’è spinta oltre, mettendo a confronto il totale dei testamenti biologici con la popolazione maggiorenne. I dati in provincia sono molto eterogenei.
A Quattro Castella un abitante (inteso sempre come maggiorenne) su 89 ha comunicato disposizioni anticipate di trattamento. Il podio dei Comuni più attivi sul fine vita è completato da Cavriago (un testamento biologico ogni 111 abitanti) e Rolo (uno ogni 113).
Dall’altra parte della graduatoria Reggio Emilia è incontrastata con un testamento biologico ogni 2.562 abitanti. Il rapporto è più che due volte maggiore rispetto a quanto accade a Castelnovo Monti, in cui vi sono sette decisioni sul fine vita, ovvero una ogni 1.246 abitanti.
Al terzo posto compare Reggiolo con 18 testamenti biologici, vale a dire uno ogni 418 abitanti (sempre intesi come maggiorenni). Poco distante Luzzara con 17 testamenti biologici, uno ogni 415 abitanti.
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