Fine vita, Reggio Emilia è maglia nera. «Ci dev’essere un problema di fondo»
Mainardi (associazione Coscioni): «Indispensabile puntare sulle campagne»
Reggio Emilia «A Reggio Emilia ci deve essere un problema di fondo».
Le cifre sui testamenti biologici nella città del Tricolore sorprendono Matteo Mainardi. Membro di giunta dell’associazione Luca Coscioni, Mainardi è il coordinatore della campagna Eutanasia legale, portata avanti dall’associazione insieme ai Radicali Italiani.
Il coordinatore parte dalle cifre. A Reggio Emilia la Prefettura e il Comune hanno registrato complessivamente 55 decisioni sul fine vita, una ogni 2.562 abitanti di almeno diciotto anni.
Tutti i capoluoghi di provincia fanno meglio con al vertice Bologna (2.178), seguita da Modena (1.240), Parma (1.230), Ravenna (1.060), Cesena (670) e Forlì (662).
Imola (607) è il primo Comune non capoluogo e supera Rimini (571), Ferrara (470) e Piacenza (467).
E Reggio Emilia? È all’82° posto tra i Comuni emiliano-romagnoli con lo stesso numero di testamenti biologici (55) di Novi di Modena.
Con un’importante distinzione: nel Comune oltre Secchia è stata registrata una decisione sul fine vita ogni 154 abitanti maggiorenni. Nella città del Tricolore ve n’è una ogni 2.562.
Nessun altro Comune in Emilia Romagna fa peggio. Il podio alla rovescia è completato da Castiglione dei Pepoli (Bologna) con un testamento biologico ogni 2.362 abitanti e Lesignano De’ Bagni (Parma) con un testamento biologico ogni 2.092.
L’associazione Luca Coscioni ha domandato quindi una conferma sulle cifre al Comune con una mail del 17 maggio 2022.
La risposta è arrivata il 16 luglio e ha confermato i dati: «questo ufficio ha ricevuto alla data del 30 giugno 2022 55 disposizioni anticipate di trattamento, trasmesse alla banca dati nazionale».
La cifra è rimasta invariata nell’aggiornamento delle 14,30 di sabato 29 ottobre. «I numeri su Reggio Emilia potrebbero essere il sintomo di un meccanismo che non funziona», prosegue Mainardi.
Insistere sulle associazioni e le comunicazioni potrebbe essere per il coordinatore una via per invertire la tendenza. «La legge c’è da quattro anni, ma non si è mai vista una campagna informativa – critica Mainardi –. L’associazionismo può fare la differenza e ciò accade in realtà come Modena, Bologna e Parma. A Reggio Emilia c’è poco associazionismo e anche noi non siamo presenti come gruppo costituito. È un problema che riguarda gran parte dell’Italia. Dobbiamo essere più presenti».
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