Gazzetta di Reggio

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La tragedia

Il proprietario del casolare: «Un boato e subito ho capito cos’era successo»

Ambra Prati
Il proprietario del casolare: «Un boato e subito ho capito cos’era successo»

La testimonianza di Paolo Terenziani, tra i primi ad allertare il 118

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Reggio Emilia «Quando sono uscito erano già accorse alcune persone intorno all’auto. I cinque all’interno non si muovevano né si lamentavano: erano incastrati e immobili. Qualcuno ha detto: sono morti».

Paolo Terenziani, 59 anni, dell’omonimo mobilificio, è il proprietario del casolare abbandonato e in vendita centrato dalla Fiat Stilo. È stato tra i primi ad allertare il 118. Accanto alla voragine che si è aperta nel muro campeggia il cartello “Vendesi rustico”, seguito dal suo numero di cellulare. Per questo motivo l’uomo, residente nei paraggi, è stato interpellato dagli agenti di polizia locale per alcuni documenti e ha atteso a lungo che i vigili del fuoco mettessero in sicurezza l’edificio squarciato.

«Ho comprato questo immobile nel 1992; prima lo usavo come magazzino per la falegnameria, ora è disabitato da anni. Sto cercando di venderlo». Come tanti altri immobili vetusti, situati sul ciglio della via Emilia, della frazione.

Terenziani abita in un altro immobile retrostante, in posizione più defilata rispetto all’arteria di grande scorrimento, ed è stato tra i primi ad accorrere sul posto.

«Erano le 19.50 ed ero in bagno quando ho sentito un gran boato, come una bomba. Ma ho subito immaginato che potesse essere accaduto un incidente. La mia famiglia, tutti di falegnami, è residente in questo pezzo di via Emilia dal 1820: sono nato e cresciuto qui, e di incidenti, lievi, gravi o mortali, ne ho visti fin troppi».

Subito dopo il forte rumore il proprietario è uscito di corsa per andare a sincerarsi di cosa fosse successo. Terenziani si è trovato di fronte l’automobilista («un giovane scosso») che proveniva dalla direzione opposta e che è riuscito a frenare all’improvviso, evitando lo scontro con la Fiat Stilo, poi piombata contro l’edificio.

I presenti si sono poi avvicinati a quel che rimaneva della macchina, pronti ad aiutare i feriti. «Invece quello che mi ha colpito è stato il silenzio subito dopo lo schianto. Sono arrivati dei residenti, alcuni automobilisti si sono fermati».

«Una vera tragedia», prosegue l’uomo davanti ai corpi delle vittime, non ancora portati all’obitorio.

Il 59enne ne ha viste tante. L’ultimo episodio-fotocopia che riguarda proprio il suo casolare, racconta mentre si stringe nel giubbotto, risale al febbraio scorso. «Una dinamica quasi uguale: un’auto con a bordo tre giovani di colore, provenienti da Reggio e diretti verso Parma, aveva sbandato ed era finita contro l’angolo del casolare, per fortuna colpendolo solo di striscio. Erano scoppiati gli airbag e i tre erano scesi da soli, praticamente illesi. Stavolta è andata molto peggio».
 

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