Attacco hacker alla Landi Renzo. L'esperto: «Un piccolo errore può creare disastri»
Il docente Michele Colajanni: «È fondamentale agire sulla prevenzione»
Reggio Emilia «Basta una finestra aperta, un piccolo errore da parte di chiunque e succedono disastri».
Michele Colajanni conosce gli attacchi informatici tanto in profondità da sapere che la conoscenza non è mai abbastanza. Il docente universitario di Ingegneria informatica ha fondato il Centro di ricerca interdipartimentale sulla sicurezza e sulla prevenzione dei rischi (Cris) presso l’ateneo di Modena e Reggio Emilia.
Colajanni traccia un identikit di chi attacca in rete. «Sono criminali che vogliono soldi – spiega il docente –. Partono dunque dalle aziende più ricche e più note, non attaccano gli allevatori con cinque mucche. Qualche manager pensa che ce l’abbiano con loro. In realtà, li attaccano perché sono ricchi».
Per trasferire le ricchezze gli hacker possono usare l’arma del “doppio ricatto”. «Prima ti rubano i dati, poi ti bloccano tutto – descrive il professore –. Se l’azienda non ha fatto una copia dei dati, deve pagare per poter tornare operativa. Se ha una copia di backup, parte il secondo ricatto: pubblicare tutti i dati, soprattutto quelli dei clienti. Sono professionisti».
Di fronte ai predoni della rete occorrono le contromisure. «La prevenzione è un lavoro che coinvolge tutti, dal manager all’ultimo dei dipendenti e a tutti i fornitori – elenca Colajanni –. I metodi sono ben noti, ma metterli in pratica non è banale. La prevenzione è un costo e al tempo stesso un investimento».
Laddove la difesa della prevenzione non funziona può scattare l’argine dell’individuazione della breccia. «O l’azienda lavora 24 ore al giorno oppure è il caso di affidarsi a un fornitore esterno», prosegue Colajanni.
Il terzo e ultimo passaggio è la risposta. «Prima ci si accorge dell’attacco e prima si riesce a intervenire – conclude il docente –: l’obiettivo è ridurre i danni».
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