“Teatro in carcere”: dai laboratori alla scena
Il progetto realizzato nella casa circondariale per riflettere sullo stato di detenzione
Reggio Emilia In carcere, dove la percezione del tempo cambia ed è sospeso tra il clangore delle porte in ferro che si chiudono e il tintinnare continuo delle chiavi, fare teatro è un modo per dare voce e visibilità a chi è invisibile “fuori”. Dal progetto “Teatro in carcere”, realizzato nella Casa circondariale di via Settembrini, per iniziativa di Regione, Comune, Istituto penitenziario e compagnia teatrale Mamimò, sono nati due spettacoli, uno dei quali aperto alla città che vede gli stessi detenuti protagonisti, per riflettere sulla detenzione e sul labile confine tra il bene e il male.
Il teatro come strumento per riflettere e di crescita interiore degli stessi detenuti, è il filo conduttore dei due spettacoli in programma nei prossimi giorni che sono stati presentati ieri mattina dall’assessore al Welfare Daniele Marchi, dalla direttrice degli Istituti penitenziari di Reggio Lucia Monastero, dal responsabile dell’Area educativa della Casa circondariale Massimo Castagna, dall’attrice Cecilia Di Donato e dal regista Fabio Banfo del Teatro Mamimò.
Domani andrà in scena per i detenuti lo spettacolo “House we left” (“La casa che abbiamo lasciato”) che racconta la storia di alcune donne, di transgender che hanno lasciato le loro case a causa di errori commessi durante le loro vite. «Il carcere è ora il luogo dove vivono – ha spiegato Cecilia Di Donato – ma per il mondo non esistono più e sono in un luogo che cancella l’esistenza dalla società». Lo spettacolo di domani sarà riservato ai detenuti e si svolgerà all’interno del carcere di Reggio, ma sarà replicato per il pubblico al teatro Piccolo Orologio sempre domani e sabato alle 21 e ancora domenica alle 19.
Lunedì 7 novembre, alle 19 che, ha chiosato il regista dello spettacolo Fabio Banfo, «è l’ora in cui in carcere si va a letto, saranno una decina di detenuti calcare il palcoscenico»: nella palestra del carcere, aperta anche al pubblico, andrà in scena “Il bene e il male”. Lo spettacolo è nato da laboratori di musica e teatro svolti con alcuni detenuti nell’ambito del coordinamento Teatro carcere dell’Emilia-Romagna che ha dato vita al progetto “Miti e utopie” per approfondire il tema del Bene e del Male.
«Le iniziative – ha sottolineato l’assessore Marchi – sono sostenute dalla Regione che assegna ai Comuni, sedi di carcere, fondi per la realizzazione di progetti per un attivo utilizzo del tempo trascorso in carcere, tramite azioni di ascolto, supporto e accompagnamento e per promuovere attività per il miglioramento degli aspetti relazionali negli istituti penitenziari». Per contribuire, ha concluso la direttrice Lucia Monastero, «a migliorare la qualità delle relazioni interpersonali, contribuire a ridurre e contenere le tensioni create dal regime della vita detentiva ed esercitare regole di convivenza e di legalità nella prospettiva di un reinserimento sociale».
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