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Strage di Gaida

La lettera dell’amica a Shane: «Stavo per venire da te...»

Serena Arbizzi
La lettera dell’amica a Shane: «Stavo per venire da te...»

La dedica di Suela sul libro delle firme: «Avevamo tanti progetti»

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Reggio Emilia «Amica mia, Shane, ti scrivo questa lettera anche se non potrai leggerla».

Inizia così la dedica struggente che Suela Mansi, amica di Shane Huseni, la 22enne che ha perso la vita nella strage di Gaida domenica sera, ha rivolto alla giovane nella prima pagina del libro delle firme fuori dalla camera ardente di Coviolo.

Una pagina in cui Suela ha sfogato il proprio dolore per l’amica adorata, con la quale ha condiviso tantissimi momenti felici, così come con il piccolo Mattias, che ha perso la vita a nemmeno due anni e giocava con i suoi bimbi.

«Dedico la lettera a te, Mattias, Rejana e Resat – si legge nella lettera –. Questa tragedia ha aperto una grande ferita in noi. Sono partita da casa per prendere un caffè con te, nel bar dove andavamo di solito. Non avrei mai pensato che invece ti potessi trovare sdraiata sulla strada senza respirare, di fianco a quelle maledette luci. Ho chiamato il tuo nome, ma non mi hai sentita. Ho chiamato e ancora niente. Poi, ho chiamato con tutta la forza che Dio mi ha dato, ma tu non ti sei svegliata. Shane, te ne sei andata troppo presto. Non avevamo ancora realizzato i progetti che avevamo condiviso: perché mi hai lasciata sola? Perché tutto questo? Perché tu e Mattias ve ne siete andati? Cosa posso dire ai miei bambini che desideravano sempre giocare con Rejana e Resat? Rimarrete sempre nel nostro cuore, Suela».

Shane e Suela si erano conosciute in Italia. I mariti delle due sono amici. «L’ho incontrata per la prima volta quando lei era incinta di Mattias – racconta Suela –. Era entrata subito nel mio cuore. Andavamo a prendere il caffè insieme, andavamo al parco con i bambini... Ora sarà tutto molto triste: rifare le stesse cose senza di lei non sarà più lo stesso. Il loro ricordo ci accompagnerà per sempre. Ricordo quando ho aiutato Mattias a muovere i primi passi, o quando gli davo la mia tazzina di caffè perché potesse giocarci... Non è giusto che sia finita così, che queste vite si siano spezzate così presto».

Altrettanto struggente è la lettera che hanno scritto i compagni di scuola di Rejana per la bambina. Sulla bara bianca, dove c’è una sua foto sorridente con pupazzi e fiori, c’è la foto di classe. I bimbi hanno dedicato a Rejana il testo di Henry Scott Holland: «La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è famigliare: parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami».

La camera ardente, anche durante tutta la giornata di ieri, è un continuo viavai di visitatori.

C’è chi è lì per portare un saluto ai famigliari di altri defunti e si ferma, impietrito, a scrutare le quattro bare bianche dei giovanissimi che hanno perso la vita domenica sera.

Danilo, fratello di Rejana, Resat e Shane, 18 anni, è arrivato dalla Francia dopo la tragedia e sta accanto al padre Ardian Hyseni alla camera ardente, in questo momento terribile, in attesa del viaggio verso l’Albania di stamattina.

Una signora entra, vede le quattro bare bianche con le foto dei bimbi e della giovane Shane e si commuove: «Come si può morire così giovani?», dice.

Il papà aggiusta i pupazzetti accanto alle foto dei suoi figli. «Non potremo mai rassegnarci a una tragedia del genere. Ci segnerà per sempre», dice Ardian Hyseni, con una dignità straordinaria, mentre affronta il più tremendo del dolore.

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