Siccità I rifugi sono rimasti senz’acqua: il Segheria costretto a chiudere
Villa Minozzo: dopo le aperture limitate alla Bargetana e lo stop al Battisti, ora anche la Segheria costretta a fermarsi
Villa Minozzo I rifugi del Crinale sono senza acqua. I principali ristori in quota dell’Appennino Reggiano, luoghi che abitualmente sono pronti ad accogliere tantissimi visitatori, soprattutto nel fine settimana, stanno vivendo una situazione particolarmente anomala. Ancora di più, in questo periodo di bel tempo e sole.
Ma è proprio questa situazione climatica ad aver generato un problema irrisolvibile in tempi brevi: manca l’acqua, letteralmente.
Questi rifugi si trovano in zone in cui chiaramente non arrivano le normali conduttore, e le forniture idriche vengono garantite solitamente dalle fonti più vicine, a cui vengono collegate tubature e turbine con cui far funzionare bagni e rubinetti in cucina. Da quasi due mesi, però, la pioggia non si fa vedere, e queste piccoli sorgenti sono praticamente esaurite, incapaci di fornire l’acqua necessaria, se non in maniera molto parziale.
E così le chiusure, o almeno le limitazioni, diventano inevitabili. Nei giorni scorsi i gestori del rifugio Segheria all’Abetina Reale, nell’alta valle del Dolo, hanno annunciato la serrata per questo fine settimana, per i giorni di domani e domenica 6 novembre: «Purtroppo la siccità ha colpito anche il nostro rifugio. Siamo senza acqua sia per la turbina idroelettrica che per i rubinetti. Per questo motivo sabato 5 novembre e domenica 6 novembre resteremo chiusi. Ci rivediamo presto!».
In precedenza si erano già dovuti arrendere sia il rifugio Battisti, sia la Bargetana, i due luoghi molto noti e frequentati, meta abituale di tantissimi escursionisti per pranzi e cena.
La dorsale è sempre quella che, dalla Val Dolo sopra Civago, dalla Segheria porta al Battisti, a ridosso del Cusna, e poi verso la Bargetana e verso il corso dell’Ozola a Ligonchio.
Aree di piena natura solitamente ricche di fonti e sorgenti. In entrambi i casi, i gestori hanno dovuto progressivamente razionare le aperture e le attività, lavorando solo nei fine settimana.
Il Battisti osserverà ora un mese di chiusura, alla Bargetana si cucina solo il sabato e la domenica; le titolari trasportano da valle le scorte d’acqua minima per poter lavorare in cucina e servire gli avventori, ma hanno dovuto chiudere i bagni, collegati all’impianto che solitamente si rifornisce dalla storica sorgente a monte dell’edificio, verso il Prado e il confine con la Toscana.
Segheria, Battisti e Bargetana si trovano in punti con caratteristiche differenti, in cui l’acqua veniva garantita e accumulata (ove possibile) con tecniche diverse, adattate alle caratteristiche delle sorgenti e del terreno, ma l’attuale situazione è un preoccupante passo in avanti.
Le scorte naturali sono praticamente esaurite, dopo giugno e luglio torridi e la seconda siccità iniziata a settembre. Agosto è stato un mese per certi versi perfetto, con piogge costanti ma non invasive, ma non è bastato per riempire le falde provate da lunghi mesi di siccità. E da un inverno 2021-22 in cui praticamente non è mai nevicato. l
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