Maxi buco, Maniscalco resta condannata: la Corte di Cassazione respinge il ricorso
Si chiude dopo 13 anni la vicenda da 90 milioni che esplose nella filiale Unicredit di via Gattalupa
Reggio Emilia Tredici lunghi anni di dura battaglia legale e ora il pronunciamento della Cassazione che, rigettando come inammissibile l’articolato ricorso presentato dalla difesa, ha confermato la condanna (2 anni e 8 mesi di reclusione) nei confronti della ex manager bancaria 70enne Maria Carmela Maniscalco.
Al centro la clamorosa vicenda del maxi buco (sui 90 milioni di euro) rilevato nel settembre 2009 quando Maniscalco era direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa. La Suprema Corte ha anche confermato per l’imputata il pagamento alle parti civili di una provvisionale: 10mila euro all’Unicredit e 2mila euro ciascuno alla decina di clienti della filiale (rappresentati in udienza dal Codacons attraverso un proprio legale).
Anche nel terzo grado di giudizio l’ex bancaria è stata difesa dagli avvocati Giovanni Tarquini e Paola Fontana. Contrastato per circa un’ora, nell’arringa, il rigetto del ricorso richiesto dal procuratore generale. Tesi difensive però non accolte, nonostante fossero ben sette i motivi a sostegno del ricorso. «Sono molto deluso – spiega l’avvocato Tarquini, contattato dalla Gazzetta – la sentenza è da rispettare, certo, ma anche da criticare fortemente. In questa lunga vicenda giudiziaria è mancato il rispetto delle regole processuali. Questa è la delusione più grande. Ma così è. Vedremo le motivazioni e reagiremo con ogni eventuale e ulteriore iniziativa e rimedio».
Parole che alludono alla valutazione – da parte della difesa – di un approdo alla Corte di giustizia europea. In aula la controffensiva dei due avvocati ha riguardato in primis tre eccezioni preliminari: due richiedenti la nullità del decreto di citazione a giudizio in quanto privo degli allegati indicanti con precisione le 991 operazioni bancarie nel mirino del procedimento, la terza la nullità coincidente con la mancata notifica alle parti offese.
Il quarto “nodo” verte sulle posizioni bancarie valutate a giudizio (di 62 clienti in primo grado, scesi a 58 in Appello perché in quattro casi è intervenuta la prescrizione) e sulle relative motivazioni delle prove mai analizzate una per una ma solo in modo generico e complessivo. Nella quinta contestazione la difesa ritiene che il fatto sia qualificabile come appropriazione indebita (reato che sarebbe già prescritto) e non in furto aggravato come ritenuto dai giudici. Gli ultimi due punti hanno riguardato la non riconosciuta prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. Sette motivi, tutti però respinti.
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