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L’allarme Coldiretti

Siccità e rincari dell’energia: «Bollette aumentate del 500%»

Luciano Salsi
Siccità e rincari dell’energia: «Bollette aumentate del 500%»

Il settore agroalimentare preoccupato dagli scenari presenti e futuri. L’associazione agricoltori: Bisogna investire nella conservazione della risorsa idrica»

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Reggio Emilia Sono due le morse della tenaglia che si sta stringendo sulle imprese reggiane del comparto agro-alimentare: il perdurare di una scarsità idrica senza precedenti e il pesante rincaro dell’energia e delle materie prime. I danni economici sono già rilevanti.

Le associazioni del settore primario confermano l’allarme lanciato durante l’estate e insistono affinché la mano pubblica intervenga.

Le ultime piogge non bastano a rimpinguare le falde sotterranee e i corsi d’acqua e a cancellare l’apprensione dei coltivatori.

Lorenzo Catellani, presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, diagnostica una situazione ancora lontana dall’essere tranquillizzante: «All’inizio dell’autunno il terreno asciutto offriva le condizioni ideali per le semine. Stiamo effettuando quelle dei cereali, in pianura soprattutto frumento tenero, ma anche orzo, sui rilievi molto frumento biologico. Per la germinazione, però, occorre la pioggia. Abbiamo avuto un mese d’ottobre molto caldo e arido, che accentua la nostra grande preoccupazione. Le produzioni si possono adattare al cambiamento del clima. Tuttavia subiamo molto le conseguenze dei fenomeni estremi, come le bombe d’acqua e le gelate primaverili, che si sono accentuati».

La guerra s’è aggiunta alla siccità nel complicare la situazione nella filiera del Parmigiano Reggiano: «Gli allevatori – sottolinea Catellani – lamentavano già l’aumento del prezzo del mais. La produzione era scarsa a livello europeo a causa della siccità, che nella Val d’Enza ha fatto diminuire del 30 per cento il raccolto del foraggio. Quindi è salito del 50 per cento il costo dell’alimentazione delle bovine da latte».

La vite non richiede tanta acqua, ma le attuali condizioni atmosferiche non la favoriscono: «Il perdurare del caldo – spiega Catellani – ha rallentato la dormienza. Ora i vigneti giovani hanno bisogno di un po’ d’irrigazione. Il clima ormai è cambiato. Non nevica, piove poco. Perfino i laghi alpini ne risentono».

Secondo il rappresentante della Cia è indispensabile realizzare invasi per assicurarsi riserve d’acqua per i mesi estivi: «Non entriamo nel merito della soluzione tecnica, ma uno sbarramento sul fiume Enza è necessario. Per ora non abbiamo segnalazioni di esaurimento delle falde, ma sono saliti vertiginosamente i costi dell’energia occorrente per attingervi l’acqua. Non si preventivava un tale rincaro delle bollette e del gasolio. Al Governo chiediamo ristori per le aziende che hanno ormai i bilanci in perdita. Qualcosa s’è visto per i carburanti nel decreto aiuti, ma abbiamo bisogno di segnali più evidenti». Alessandro Corchia, direttore provinciale di Coldiretti, quantifica nel dettaglio gli oneri aggiuntivi che gravano sulle imprese: «I rincari dei costi nelle campagne vanno dal +250 per cento dei concimi al +95 per cento dei mangimi al +110 per cento per il gasolio fino al +500 per cento delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Ma gli aumenti riguardano l’intera filiera alimentare con il vetro che costa oltre il 50 per cento in più rispetto allo scorso anno. Si registra poi un incremento del 15 per cento per il tetrapack, del 35 per cento per le etichette, del 45 per cento per il cartone, del 60 per cento per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70 per cento per la plastica. L’impennata del costo dell’energia ha avuto ripercussioni pesantissime sull’intera filiera agroalimentare, in un momento in cui la siccità dell’estate e dell’autunno ha già impresso un duro colpo. I rincari stanno mettendo in ginocchio imprese e famiglie. Dove c’erano situazioni già difficili dal punto di vista economico e sociale, ora stanno diventando davvero drammatiche».

È in gioco, ad avviso di Corchia, la vita stessa delle aziende: «Noi di Coldiretti abbiamo presentato a tutte le forze politiche un piano, articolato in cinque punti, per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole e ridurre il più possibile la dipendenza alimentare dall’estero, assicurando alle imprese la possibilità di produrre generi alimentari al giusto prezzo. Non è solo un fenomeno di carattere economico, ma anche sociale. Dobbiamo essere in grado di garantire ai cittadini che il cibo non mancherà. Per l’altra emergenza, quella climatica, è bene ricordare che la siccità estiva è costata all’agricoltura italiana 6 miliardi di danni pari al 10 per cento della produzione agroalimentare nazionale. Dobbiamo raccogliere nei bacini di accumulo tutta l’acqua piovana di cui, ad oggi, sfruttiamo solo l’11 per cento».

Le condizioni atmosferiche, intanto, continuano a essere avverse. Quali conseguenze si possono temere in mancanza di un miglioramento? «Sarebbero compromessi – spiega Corchia – i raccolti di cereali, ma anche il settore ortofrutticolo ne risentirebbe sia per la raccolta sia per gli impianti, soprattutto se giovani. Nelle campagne gli effetti del caldo e della siccità si fanno sentire anche per i parassiti che sono rimasti attivi con le temperature miti e attaccano più facilmente le colture ancora in campo, come avviene peraltro nelle città dove sono ancora diffuse zanzare e mosche».

Il cambiamento climatico in atto fa temere che questi fenomeni diventino ricorrenti. Perciò, secondo gli agricoltori, sono necessarie le infrastrutture capaci di contrastarne gli effetti: «Bisogna investire – rimarca il direttore di Coldiretti – nella gestione e nella conservazione della risorsa idrica, nell’installazione di impianti fotovoltaici nelle aree dismesse non più produttive e sui tetti di capannoni per preservare l’eccellenza della nostra agricoltura. Solo in questo modo ci garantiremo un futuro all’altezza di quello che il nostro agroalimentare è in grado di produrre. Accogliamo sicuramente con favore il rinnovato impegno del presidente della Regione Stefano Bonaccini riguardo la necessità di realizzare, a certe condizioni, l’invaso di Vetto per mitigare future siccità. È un approccio in linea con le nostre proposte che sostengono la necessità di realizzare un piano invasi, determinante per garantire risorse idriche al nostro comparto. Come realizzarlo sarà compito degli esperti. Cosa certa è che serve un invaso e altri interventi utili mirati lungo l’Enza in grado di dare soluzioni e garanzie definitive a un territorio che risente di una cronica carenza idrica, peraltro ultimamente certificata dagli studi di esperti. E aggiungo che non serve solo all’agricoltura ma all’intera area, sia sotto il profilo umano che ambientale».  l

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