Divampa un incendio nel “dormitorio” accanto alla stazione
Bruciato il rifugio di cartoni e pannelli di plastica
Reggio Emilia Un incendio accidentale, provocato con tutta probabilità da un fuoco acceso nel dormitorio improvvisato in un edificio a pochi metri dall’ingresso della stazione. Si è sfiorata la tragedia, ieri sera tra piazzale Marconi e via Eritrea, dove un senzatetto che cercava di scaldarsi dal freddo avrebbe scatenato il rogo. Erano le 19.40 di ieri quando i viaggiatori e gli stranieri che bivaccano sotto i portici all’angolo di piazzale Marconi hanno visto alte fiamme levarsi dall’edificio di fronte.
Si tratta di uno stabile situato tra le Poste e il McDonald’s, al termine delle rastrelliere per le biciclette: un immobile di servizio delle ferrovie, con una sorta di nicchia chiusa da un cancello basso facilmente scavalcabile.
Ad allertare le forze dell’ordine è stato un nigeriano, Eric Odiase, che racconta: «Stavo andando a prendere gli ingredienti per cucinare, nel negozio etnico di fianco all’hotel, quando ho visto le fiamme uscire da quell’edificio. Questa è la città che mi ha dato i documenti, è mio dovere dare l’allarme».
Sul posto sono giunte due squadre dei vigili del fuoco, che hanno transennato lo spiazzo e in breve tempo hanno spento le fiamme; tanto che la seconda squadra se n’è andata quasi subito. Poiché si vedeva del fumo nero uscire da una delle finestre del deposito, con l’aiuto di una scala di legno e di una torcia i pompieri hanno verificato la situazione, confermando che il rogo è stato circoscritto alla nicchia. In seguito, quando anche i carabinieri della stazione di Reggio Emilia Principale hanno eseguito il sopralluogo, è stato transennato il solo ingesso.
A bruciare sono stati dei cartoni e dei pannelli di plastica che qualcuno aveva sistemato a quadrato, in modo tale che non passasse l’aria.
Secondo i vigili del fuoco non ci sono elementi per ipotizzare il dolo: più probabile un fuoco improvvisato sfuggito di mano. «Qui le persone vengono a passare la notte: è un dormitorio abusivo», ha spiegato un anziano. Un giovane magrebino si è fatto avanti: «Dentro c’è una borsa con il cappotto e soprattutto con le chiavi della mia auto, le avevo affidate a un’amica: me le potreste ridare?». l
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