Reggio Emilia primeggia in regione per cicli di procreazione assistita
Il centro del Santa Maria Nuova al vertice di quelli pubblici. Nel 2021 sono stati 775 i cicli effettuati
Reggio Emilia L’azienda ospedaliera Irccs-Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia è al primo posto in Emilia-Romagna per numero eseguito di cicli di procreazione medicalmente assistita di cui la Fivet (fecondazione in vitro classica con trasferimento degli embrioni in utero) e la ICSI (fecondazione in vitro con iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo e trasferimento in utero degli embrioni) sono le tecniche più diffuse. Per provare a realizzare il sogno di avere un figlio, sono infatti centinaia le coppie con problemi di infertilità che, anche nella nostra provincia, si sottopongono ogni anno a tali tecniche catalogate di 2° e 3° livello.
Lo rivela una ricerca di “Dove e come mi curo”, portale di informazioni sanitarie che ha esaminato i dati 2021 dell’Istituto Superiore di Sanità relativi al 2019.
Il centro “Patrizia Bertocchi” dell’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia, istituito nel 1987 dal professor Giovanni Battista La Sala, da maggio 2018 è diretto dalla dottoressa Maria Teresa Villani, che sottolinea come la struttura sia stata da sempre un punto di riferimento nazionale.
«Dal 2018 ad oggi – sottolinea la dr.ssa Villani – ha continuato a confermarsi come il centro pubblico dell’Emilia-Romagna con i maggiori volumi di attività in termini sia di coppie trattate che di numero di trattamenti».
Nel 2020 all’interno del centro reggiano sono stati eseguiti 420 cicli a fresco di tipo omologo ossia il 26% del totale dei cicli eseguiti nei centri pubblici della Regione. Per chiarezza: con “a fresco” si intende che gli embrioni trasferiti in utero non sono stati sottoposti a tecniche di crioconservazione (ovvero di congelamento). Omologo indica invece che gli ovociti della donna e gli spermatozoi dell’uomo appartengono ai genitori del nascituro. I cicli eseguiti con scongelamento di embrioni omologhi sono stati invece 178 ovvero il 27% del totale dei cicli eseguiti nei centri pubblici dell’Emilia-Romagna. Nel 2021 il numero di trattamenti è stato quasi pari a quello del 2019 (775 rispetto a 834 di tre anni fa).
Nel 2019 quasi la metà delle coppie trattate dal centro (45%) proveniva da Reggio Emilia e provincia, il 37% dalle altre province dell’Emilia-Romagna e il 17% da fuori Regione. Dopo l’entrata in vigore della Delibera della Giunta Regionale n°916 del 18 giugno 2018 – che richiede l’autorizzazione a fatturazione diretta della propria Ausl di residenza – negli anni 2020 e 2021 il numero di trattamenti di procreazione medicalmente assistita a carico di coppie residenti fuori regione si è ridotto a circa il 10% a favore delle coppie reggiane.
«Inoltre dal 2018 – continua la dr.ssa Villani – i risultati del centro hanno superato gli standard nazionali di riferimento nonostante il trend in crescita dell’età delle donne nelle coppie che si rivolgono a noi».
I dati nazionali del Ministero della Salute riferiti al 2020 riportano che l’età media delle donne che si sottopongono alle tecniche a fresco con gameti della coppia è di 36,9 anni (valore già più elevato rispetto alla media europea pari a 35 anni), che sale a 41,8 anni per le donne che si sottopongono alla fecondazione in vitro con ovociti donati da donne più giovani. Del centro pubblico reggiano sappiamo che nel 2021 ben il 40% delle donne che si sono sottoposte ai trattamenti proposti di procreazione medicalmente assistita avevano età uguale o superiore a 40 anni mentre il 38% aveva tra i 35 e i 39 anni. Lo scorso anno, dunque, otto donne su dieci che hanno iniziato questi trattamenti avevano più di 35 anni.
Ma quante di loro sono riuscite ad ottenere un test di gravidanza positivo grazie al trasferimento embrionario? E, soprattutto, quanti bambini sono effettivamente nati? Del resto, è proprio nel completamento del “viaggio” da ovocita a bimbo in braccio che si misura l’efficacia di un centro di procreazione medicalmente assistita.
Presso il centro “P. Bertocchi” di Reggio Emilia la percentuale di gravidanze ottenute a seguito di cicli di procreazione medicalmente assistita omologa a fresco è passata dal 23% degli anni 2016-2017 al 31% del 2019 fino al 34% (più di una su tre) dei primi sei mesi del 2022, superando lo standard nazionale che è stato del 27% nel 2019 e del 26% nel 2020.
Nei cicli con embrioni congelati la percentuale di gravidanze ottenute è passata dal 9% degli anni 2016, 2017 e 2018 al 34% dei primi sei mesi di quest’anno.
Considerando che la percentuale dei parti è fortemente correlata all’età della donna (all’aumentare dell’età si riducono le probabilità), nel 2019 i nati vivi da cicli di procreazione medicalmente omologa assistita eseguiti nel centro reggiano sono stati 140 nel 2019 e soltanto 67 nel 2020 a causa della chiusura della struttura per diversi mesi stabilita dal governo per l’emergenza Covid.
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