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«Abbiamo idee per il rilancio. Il sindaco Vecchi ci convochi»

Gabriele Farina
«Abbiamo idee per il rilancio. Il sindaco Vecchi ci convochi»

La barista Di Renzo: «Uniamo le forze per cambiare il quartiere»

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Reggio Emilia «Caro sindaco, uniamo le forze».

La mano tesa è di Anna Di Renzo, esercente di viale IV Novembre. Di Renzo risponde da dietro il bancone del bar Armony. Una prospettiva da cui ha assistito a scazzottate in passato e in cui resiste nel presente per costruire un futuro migliore.

Un’opera per cui domanda un intervento deciso da parte dell’amministrazione comunale. «Chiediamo una riunione con il sindaco Luca Vecchi per comprendere come possiamo fare per rilanciare la zona – la richiesta presentata da Di Renzo –. Chiediamo un tavolo vero di discussione. Abbiamo tante idee per ribaltare le attività. Dobbiamo attirare i giovani nel nostro quartiere: devono stare qui e trovare un ambiente di buona qualità».

Per dare concretezza alle idee l’esercente chiede all’amministrazione ascolto e sostegno. «In questo momento paghiamo 2.500 euro ogni due mesi per le bollette – assicura Di Renzo –, per cui non possiamo pensare di sostenere molti investimenti da soli. Senza investimenti la zona non si rinnova».

Il rinnovamento può partire nel quotidiano. La barista lo ha notato in comportamenti quotidiani che ha fatto applicare dopo contrasti all’ordine del giorno. «Ho dovuto lottare persino per far tirare l’acqua dello sciacquone quando i clienti vanno in bagno – specifica Di Renzo – Ho dovuto rincorrere la gente per far pagare il conto e far pulire il bagno».

Il bar è una “mosca bianca” gestita da italiani in un quartiere a forte presenza di nomi stranieri. «Uniamo tutti quanti le forze per accettare piccole regole condivise – l’appello della barista –. In tal modo, possiamo creare un ambiente metropolitano vicino alla stazione, come accade per esempio a Milano. Più persone arrivano, più retrocede il degrado».

Le testimonianze di degrado si sprecano. In zona si descrivono risse e spaccio, urina per strada e interventi frequenti del personale sanitario con ambulanza e automedica, pattugliamenti e inseguimenti. Di Renzo fa notare la catena posta alle spalle dell’uscita di sicurezza, poco distante dalle inferriate con cui poter garantire una maggiore protezione.

Non la migliore vetrina, ma qualcosa sta cambiando. Di Renzo lo nota in piccoli gesti, come il tè pomeridiano che rappresenta una “calamita” per un numero crescente di clienti.

«Mi servo anche da forni e negozi vicino alla nostra zona per poter rilanciare il quartiere», aggiunge la barista. Il quadro non sempre è idilliaco. «Ho proposto a un gruppo di giovani che non voleva rispettare le regole di gestire il bar al posto mio – ribadisce l’esercente –. Fino a quando ci sono io, restano le mie regole».

Regole che a livello più ampio l’esercente chiede al Comune di applicare «per poter rilanciare la zona».
 

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