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Procreazione medicalmente assistita

Decine di non nati per la chiusura del centro “P. Bertocchi” causa Covid

Alice Benatti
Decine di non nati per la chiusura del centro “P. Bertocchi” causa Covid

Nel 2019 erano stati 140, calati drasticamente a 67 nel 2020

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Reggio Emilia Nella nostra provincia un altro duro colpo alla natalità è stato inferto dalla pandemia: il ritardo o il mancato ricorso delle coppie ai trattamenti di procreazione medicalmente assistita – a causa della chiusura per sei mesi del centro pubblico di Reggio Emilia – ha determinato un calo delle nascite. Se nel 2019, infatti, erano stati centoquaranta i bambini nati da cicli di procreazione medicalmente assistita omologa – dunque dal trasferimento di un embrione in utero ottenuto esclusivamente con gameti appartenenti alla coppia – eseguiti presso il centro reggiano, nel 2020 sono stati solo sessantasette. Settantatre in meno, circa tre classi scolastiche.

La prima battuta d’arresto è arrivata il 9 marzo 2020 con un decreto del Governo che sospendeva o procrastinava tutte le procedure mediche ritenute non urgenti e tra queste, appunto, comparivano i trattamenti di procreazione assistita.

Il 17 marzo 2020 tutte le attività del centro reggiano, tranne quelle urgenti per la preservazione della fertilità di pazienti oncologici, sono dunque state sospese per riprendere nel luglio 2020, quattro mesi dopo.

Nel periodo estivo si sono recuperate tutte le prestazioni sospese e si sono riprogrammate – seppur a regime ridotto, con due ambulatori a settimana anziché quattro – le consulenze per sterilità.

A febbraio 2022 è poi arrivato il secondo stop, lungo due mesi, determinato da una causa diversa: il personale sanitario del comparto operatorio è stato dirottato nei reparti Covid.

«Ciò ha comportato un allungamento delle liste di attesa della prima visita di accesso al centro che è passato dai 6-7 mesi prima del Covid a circa un anno – spiega la responsabile del centro, la dr.ssa Maria Teresa Villani – una volta terminati gli esami preliminari, prescritti in corso di prima visita, il tempo di esecuzione di un ciclo di procreazione medicalmente assistita è invece solo di 2-3 mesi». Questo significa che oggi una coppia che intende trovare una soluzione al proprio problema grazie alla procreazione medicalmente assistita, passando per il Sistema sanitario nazionale, per la prima visita deve aspettare il doppio del tempo rispetto all’epoca pre-Covid.

«Presso il nostro centro – continua la direttrice – il decremento del numero di cicli effettuati rispecchia in maniera lievemente inferiore quanto successo a livello nazionale per i centri pubblici, con un decremento totale dei cicli totali effettuati del 28%, da 834 a 598».

Nello specifico, dal 2019 al 2020 il decremento è stato del 31% sui cicli totali effettuati di 2° e 3° livello a fresco (quando gli embrioni ottenuti in vitro e trasferiti in utero non sono stati congelati) e del 21% quello dei cicli con scongelamento di embrioni.

La dr.ssa Villani sottolinea che i cicli sono tornati ad aumentare dal momento che «nel 2021 la ripresa della normale attività del centro ha comportato l’esecuzione di un numero di cicli di secondo e terzo livello, inferiore di solo il 7% rispetto al 2019».

Spostando lo sguardo dal locale al nazionale, a causa della pandemia Covid l’attività dei centri di procreazione assistita è stata ridotta del 19%. E in un solo anno, dal 2019 al 2020, la diminuzione di tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita ha avuto il seguente effetto sulle nascite: i bambini nati vivi sono passati da 14.162 a 11.305, quasi 3mila in meno (-20,2%).

In media i centri pubblici hanno subito un decremento del 29,2% dell’attività rispetto al 2019 (quello di Reggio Emilia, come già detto, è stato del 28%), quelli convenzionati del 20,9% di cicli mentre quelli privati del solo 4,1%. A soffrire di più l’impatto della pandemia Covid-19 sono stati dunque i centri di procreazione medicalmente assistita pubblici, che rappresentano il 37,3% dei centri italiani ed effettuano il 30,8% dei cicli.

Il 9,2 dei centri (dunque quasi uno su dieci) è invece privato convenzionato, che esegue il 26,2% dei cicli, mentre il 53,5% è privato ed effettua il 43,1% dei cicli. 

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