Le disse: «Se parli ti taglio la gola» Condannato l’omicida di Reggiolo
Maltrattamenti e minaccia alla moglie: due anni e sei mesi a Dall’Oglio
Reggiolo È stato condannato a due anni e sei mesi, per maltrattamenti in famiglia e minacce nei confronti della moglie, Giampaolo Dall’Oglio, 68 anni, ex guardia giurata di origini mantovane, condannato all’ergastolo per l’omicidio del 23 novembre 2017 di Francesco Citro, 31 anni, vicino di casa ucciso a colpi di pistola per futili motivi. Il pm ha chiesto una condanna a 4 anni per i tre capi d’imputazione, ma sulla terza accusa (lesioni personali) il giudice monocratico Cristina Beretti ha decretato il non luogo a procedere (perché già giudicato dal giudice di pace): lo sconto deriva dalle attenuanti generiche ritenute equivalenti alla recidiva.
Occorre sottolineare che questa vicenda non è collegata al delitto, ma nelle dichiarazioni spontanee Dall’Oglio ha fatto dei riferimenti all’assassinio. E anche l’accusa di minaccia aggravata («se parli ti taglio la gola») è stata rivolta alla consorte il 23 novembre 2017: il giorno del delitto, nel quale la moglie (che riferì di averlo visto con la pistola in mano) ha avuto un ruolo determinante.
Sui maltrattamenti il 68enne è stato chiamato a rispondere di «aggressioni fisiche e costanti vessazioni psicologiche, anche da ubriaco, avvenute tra il 2015 e il novembre 2017». Insulti e minacce di questo tenore: «Puttana..Non sei capace a fare nulla...prima o poi ti taglierò a pezzi e ti butterò nel Po...io so come far sparire una persona..». Le lesioni (poi cadute) derivano da un unico episodio il 19 agosto 2015: il marito avrebbe scagliato contro la moglie «vari oggetti colpendola con pugni».
In aula sono stati chiamati a testimoniare diversi familiari della moglie, tra cui la figlia: «Molte cose mia madre non le ha dette per paura e vergogna. I problemi sono iniziati con la convivenza: in casa c’era mio fratello, un ragazzino che usciva con gli amici, perciò scoppiavano litigi e botte a mio fratello e alla mamma. La prima volta che sono andata a trovarli mio fratello aveva la faccia tumefatta. Il 19 agosto so che mia madre si è rifugiata da mia zia a Luzzara; che fosse stata picchiata l’ho appreso il giorno dopo». Perché non è intervenuta? «Perché non capivo questo rapporto: la mamma, anche dopo la prima denuncia, l’ha ripreso in casa. Ho pensato che lei lo volesse nonostante i problemi gravi».
Le dichiarazioni spontanee del 68enne sono state, a tratti, da brivido. Dall’Oglio ha ammesso di aver picchiato il figliastro («a 13 anni ha portato a casa una bici rubata: l’ho raddrizzato»), ma ha negato di aver picchiato la moglie. «Ci siamo frequentati per due anni mentre ero ai domiciliari (per maltrattamenti nei confronti della prima ex moglie, ndr): era un brutto periodo, avevo perso il lavoro, lei mi è stata di grande aiuto. Non ero nelle condizioni di aggredire nessuno, anzi». A suo dire si è dedicato alla casa di Reggiolo eseguendo lavori faticosi: «Mi sono guadagnato due infarti e il disonore di aver bastonato lei: avrei fatto bene a farlo davvero». Ha adombrato dissidi per questioni economiche, poi l’affondo: «Era lei ad avercela con quella famiglia», cioè i Citro. «Mai maneggiato una pistola».
L’avvocato difensore Francesca Pecorari ha rimarcato l’ambivalenza della moglie, che sporgeva denunce e poi le ritirava, e ha chiesto il minimo della pena. Ma i precedenti e la personalità di Dall’Oglio non poteva avere un esito diverso dalla condanna.
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